30
L'ultimo anno, in fatti amorosi, é stato un disastro. T., F., A.
Penso che sia ora di dedicarmi ai libri, ai gatti, alla mia salute mentale senza interferenze perché l'interferenza fa fatica, ti strappa la pelle di dosso, ti sfila il cuore a filetti, ti brucia, ti tocca, ti usa.
Ho trovato dei libri che mi fanno compagnia di Alda Merini. Ogni giorno leggo qualche poesia.
L'amore di una poetessa ("non dico più d'esser poeta") è troppo grande, titanico come la terapia che faccio, è troppo da contenere. L'unico che ci è riuscito è stato Giuseppe. L'altro che c'è riuscito è stato Sasha. Due persone su decine e decine.
Ho avuto molti amatori nella vita (a lella non piace il termine amante anche se io lo trovo allarmamente bello) e ho capito che questo brividino del cuore forse non ne vale la pena.
Mia madre starà pensando che sto chiudendomi sempre di più ma è falso. Mi allargo alla vita, alla poesia, ai miei saggi, allo studio, alle uscite con Francesco e Giorgio, alle domeniche con l'altro, di Giorgio. Alle telefonate con Giulia, i messaggi di chiara e Zaira.
I miei innamoramenti sono degli aborti dolorosi e sanguinolenti. Il pus è conditio prima.
Sono stanca. Sono stanca di amare emotivamente e razionalmente. Stanca di non usare più la penna per scrivere il mio diario ma scrivere il mio diario qua. Sono stanca dei permessi degli psicologi che danno il permesso sul fatto che io possa essere amabile o meno.
Forse i gatti sono conditio prima.
O almeno così sembra.
29
É capitata questa cosa.
Ero da sola come donna insieme a due uomini di età diverse e ho dovuto spiegare cos'è un femminicidio perché loro reputavano che uccidere un uomo e una donna fosse la stessa cosa.
Io basita, sicura di quello che almeno si ascolta alla TV e pensando che sappiano già la differenza, beh questa differenza non la sanno. Quindi tocca me dirgliela.
Ho passato 10 minuti a provare a spiegare, a chiamare il buon se so della critica, della differenza tra un uomo e una donna, della paura che sentono le donne quando non si sentono mai protette e da sole. Ho pensato a Michela Murgia quando parlò della paura.
E a me questa paura è venuta perché ero da sola e dovevo spiegare una cosa che dovrebbe essere ovvia a due uomini. Nulla è ovvio, sto capendo questo.
10 minuti a parlare e solo dopo 10 minuti, quindi ero stremata, l'hanno capito e mi hanno detto ok.
É stata una fatica immane, ero distrutta e mi sentivo sola, come donna, senza un appoggio, una sorellanza nel poter affermare queste cose. Sola.
Ho pensato se ci fosse stata Giulia, tutto sarebbe stato più semplice e questo mi fa capire che la sorellanza è la ricetta prima per una buona educazione femminista, la seconda è che da sole non ce la faremo mai. Come non ce l'ho fatta io impaurita dalla visione distorte di due uomini intelligenti e che stimo.
Che pena
27Criminale è ovvio. Pazzo un po' meno.
Spesso ai telegiornali si sente che un pazzo o una pazza hanno ammazzato qualcuno. "Era da tempo depresso" dicono. Quindi era pazzo.
Credo che la parola pazzo sia abusata.
Da malata mentale vedere criminale e pazzo insieme fa male.
Io sono pazza, è il motivo per cui la terapeuta di Flavio gli disse di stare attento a me.
Lo stigma è incredibile.
Il presidente di Israele non è pazzo come non lo era Hitler. Non sono loro i pazzi. Loro sono convinti di essere nel giusto, narcisisti, esaltati, egoisti. Ma non pazzi.
Ecco a me l'abuso della parola pazzo mi fa male perché è come se continuamente si potesse avere paura di me, Francesco, Toni, Giorgio ed è ingiusto perché dovremmo essere rispettati in quanto pazzi, non derisi e messi accanto alla parola criminale.
Lo so che molti di voi storceranno il naso, ma provate per un momento a immedesimarvi.
Non è pazzo, è consapevole ed è questo che lo rende un criminale.
26
La scelta di portare Adelino a casa è stata una scelta saggia. I primi 5 giorni sono stati difficili per l'inserimento: le streghe non potevano sopportarla. Ma Culo: Culo adesso non è solo. Si danno I baci, di abbracciano, giocano, mangiano insieme. É bellissimo. É come se la mia famiglia avesse finalmente un equilibrio, come se la pace fosse arrivata per non lasciare nessuno solo. I gatti sono la mia mania, la mia gioia, il mio passatempo, la mia cura. Sono finalmente felice, gioiosa di vedere tanto affetto, tanto amore anche in loro.
Sono fortunata e neanche lo sapevo
25Una delle cose a cui si pensa poco sono le mestruazioni a g@z@. L'altro giorno ho comprato un pacco di assorbenti: quanta scelta! Ed io, appunto, ho fatto la mia scelta e ho comprato in realtà quelli scontato, tanto a me non mi interessa.
Ecco, a loro interessa: non la marca, la dimensione, l'assorbimento. A loro interessano gli assorbenti di tutti i tipi. Anche nei campi di concentramento era così. E g@z@, che è un campo di concentramento e di distruzione a cielo aperto, c'è il problema delle mestruazioni.
Certo, molti uomini diranno che è un male minore rispetto a quello che succede ai bambini. Forse sì...o forse no.
Noi donne siamo condannate a buttare sangue ogni mese per 40 anni con dolori immani, invalidanti spesso, con flussi abbondanti il che vuol dire l'utilizzo di molti assorbenti.
Il sangue non esce liscio, ma spesso esce granuloso, a pezzettoni ed è inutile che si provi ribrezzo al solo pensiero: queste sono le mestruazioni e con questo le donne devono sopravvivere.
E loro devono sopravvivere senza assorbimento e senza medicine che plachino il dolore e, credetemi, certe volte è un dolore devastante, con nausea vomito, mal di pancia, mal di schiena, male alle ovaie.
Le madri si strappano i vestiti per fare dei fittizi assorbenti alle figlie. Qualcuna riempie le mutande e poi le lava con acqua sporca. Qualcuna tampona con della carta igienica trovata chissà dove.
Ecco, pensiamo anche a questo, a queste donne i cui figli e le cui figlie sono morte e ai pericoli di infezioni che ogni giorno infestano le vagine di ognuna di loro.
25Io di solito mi innamoro.
Ho avuto solo 2 colpi di fulmine.
Ma di solito mi innamoro.
Ho dato il mio cuore in mano a chicchessia per sentirmi meno sola: non è stato un errore, ma una condizione di fatto.
Mi apro facilmente e faccio vedere tutto subito. Non faccio per step, ma metto subito le carte sul tavolo: sono una malata psichiatrica, guarda che andrai in contro a questo e quest'altro.
Le persone scelgono se rimanere o meno e di solito rimangono, non capisco neanche perché.
Poi succede che all'improvviso mi disinnamoro e mi dà urto tutto quello che fa l'altra persona, mi sta sui nervi persino il modo di fumare, come mangia, come si posa la coperta sulla spalla. E lì finisce in modo che però la vittima sia io e non so come ci riesco. E ci sto male, davvero eh, ascolto musica struggente, sento che mi manca una parte, piango, mi ossessiono.
E allora arriviamo ad adesso: mi piace un ragazzo e analizzo tutto di lui in un modo così controverso da farmi dire, per la prima volta, ma questa persona mi piace davvero? É solo infatuazione? O ha qualcosa davvero di speciale che possa condividere con me? Lo sto scoprendo, giorno dopo giorno, in un modo che non mi aspettavo. Ma quel che è certo è che la mia malattia mi dà il lusso di avere il tempo di pensare per molto tempo alla situazione.
E ho un rimpianto: Flavia. Ci siamo innamorate in clinica e il nostro è stato un amore bellissimo pieno di cose che non si potevano fare perché lei era fidanzata. Trovare una persona che mi guardava come mi guardava Flavia sarà impossibile, ma quegli occhi io non me li scordo e forse, quello, è stato il mio innamoramento più grande.
24Ora io faccio un ragionamento. Sono nella mia nuova zona confort, sto leggendo e fumando ed è tutto molto bello. Oggi sto bene, non capitava da mesi.
Questo profilo è fatto di tante cose, molto egocentrismo per sfatare le fine catartica, certa narrazione che evidentemente piace a qualcuno, ripubblicazioni di fatti politici importanti. Io, non partecipando come già esplicitato, alle manifestazioni, l'unico modo che ho è rendere ancora più virtuale una cosa che è già virtuale, per dare modo alla mia cerchia di conoscenze di farsi un'idea, di capire cosa succede, di cambiare opinione magari.
Nulla.
Zero like, l'indifferenza. E ho visto che anche su altre pagine di amici capita la stessa cosa. Ma perché?
É una esclusione sociale? É una fazione tra chi conduce veramente una battaglia e chi invece sta sul divano a ripubblicare? La loro azione è più giusta di quella di malati mentali come me che hanno come unico modo questo, cioè il mio? Francesco fa tutto il possibile: pubblica la qualsiasi, é sorprendente le fonti che trova da pubblicare, un lavoro ammirevole.
A parte questo andate a vedere eye.of.palestine : la nostra lotta non è risultata indifferente alle persone palestinesi. E vaffanculo a chi si lamenta di quattro vetrine rotte
24Ho una kefia viola.
Mi è stata regalata da Eugenia a 17 anni e probabilmente lei era più avanti di me, come lo è sempre stata, su un mucchio di cose.
Ricordo che alla maturità le chiesero "giocare a dadi con dio è una considerazione analitica o no?" Una domanda estremamente difficile. Lei rispose, sbagliando, ma rispose. Questo era il suo carattere.
Dicevo, mi regala questa kefia. Io non so cosa sia ma non la metto per il significato politico e io ai tempi, di politica, non ne capivo niente.
Negli anni poi sono diventata a Milano amica di Claudia. Lei studiava la questione transfemminista in metropolitana, aveva un cultura straordinaria per avere 21 anni. E se ci penso mi vergogno a dire che io dicevo frasi, più di 10 anni fa, che non ero per l'aborto, che le coppie gay non posso adottare, che le persone lesbiche non possono avere figli.
Ero una fascista. Claudia studiava e mi dava retta. Cristianuccia e fascista. Invece di dire "le persone trans" Dicevo "i trans". Invece di dire che Scum è un gran libro Dicevo che era una esagerazione bella e buona.
Mi vergogno del mio passato in maniera furibonda.
Con Giuseppe allenavo la mia politica arrivando a creare un comitato intersezionale antifascista, insieme a Giulia. É amata una esperienza magnifica. Qualcosa é cambiata in me soprattutto facendo parte dei gruppi di mutuo aiuto. Poi ci siamo smembrate dopo due anni, ma ho imparato.
La mia intelligenza politica era Giuseppe, parlavamo tutto il giorno di politica.
Ora che non be parlo con nessuno mi sento inaudita, mi mancano le analisi, i giudizi errati, la partecipazione.
Non posso più fare politica se non nella questione della malattia mentale, che è già tanta roba.
Il resto per ora lo lasciamo andare a chi ha una analisi migliore di me
23Il giorno del mio matrimonio è stato il più bello della mia vita. Dopo di allora io e Giuseppe non ci siamo parlati per 7 mesi, all'8 abbiamo avuto il coraggio di dirci che ci vogliamo bene.
Ma quel giorno, proprio quel giorno io sono stata felice.
Non avevo mai sperimentato la felicità, io sono abituata al dolore, alle cose che terminano, agli struggimenti dell'anima, all'umoralitá.
La felicità è una cosa che non può durare. É una cosa che ti capita in un attimo e l'attimo dopo è un ricordo: non bello e non brutto: un ricordo.
Quello che ho capito della felicità è che si deve condividere. Io ho avuto la fortuna di condividerlo con la mia persona preferita e con tutti le e gli amici venuti a festeggiarci.
Le nostre promesse non ci sono state ma abbiamo detto SO invece che PROMETTO. lo abbiamo deciso ma mattina stessa.
Io e Giuseppe ci siamo preparati insieme e abbiamo evitato la buffonata del genitore che accompagna all'altare la figlia: conviviamo da 7 anni, la purezza lasciamola ad altre persone.
Preparandoci insieme abbiamo visto come quel giorno diventavano bellissimi man mano che il tempo passava e le ore correvano.
La felicità corre, ho imparato anche questo.
Quando si arriva a essere felici così non credi fino in fondo che ti possa ricapitare.
Non voglio figli, non voglio sposarmi mai più e mio marito - che non sarà mai ex - sarà sempre Giuseppe, inciso nella mia mente e nel mio cuore.
"La felicità è una cosa seria. Io mi devo difendere" (Nanni moretti)
23
I due argomenti più discussi da me sono i gatti e la cacca. Questa cacca che vedete è di Culo, la fa sempre fuori, non so perché. Allora io vado in bagno a fare pipî, trovo questa cacca e lo invidio. Invidio la sua capacità di andare di corpo come se fosse, come è, un automatismo.
La cacca io la faccio solo se mi prendo il Movicol tutti i giorni e se mangio gli omogeneizzati alla pera la sera. Sennò niente. Quando arrivo al quinto giorno senza fare la cacca devo prendere il Levolac, che fa davvero schifo però almeno cachi pure quello che hai mangiato nel 1987.
Mio padre dice che è una preoccupazione da vecchi ma la mia bisnonna diceva che se la macchinetta non funziona non funziona niente: il sapere degli antichi.
E dunque io e altre due persone che non dirò abbiamo questo gruppo bellissimo dove ci diciamo se facciamo la cacca, perché siamo tutte e 3 stitiche. Informiamo su quantità, grandezza, colore, con quale metodo siamo riuscite ad andare in bagno. Questo gruppo è bellissimo, il più bello che ho su whatsapp.
Ora non vado a fare cacca, vado a fare scatoli a casa.
22
Stavo scendendo le scale: Boom.
Si schianta a terra dopo aver sbattuto fortissimo sul vetro. Sono stata 10 minuti a guardarlo morire senza fare niente. Immobile. Una morte immobile. Il suo respiro se n'è andato a poco a poco, gli arti gli si sono irrigiditi.
Ecco, la morte a me fa paura. Mi fa paura come muoiono le persone a g@z@, mi fa paura come muoiono le persone con un colpo. Ho paura di chi non sceglie il suicidio ma sceglie la vita.
L'uccellino ha voluto suicidarsi? I vetri non sono trasparente, si vede benissimo che stai andando a sbattere. L'uccellino suicida. L'uccellino che sa quello che fa, che ha ponderato talmente tanto le sue ali e le distanze che si schianta.
Inutile dire che mi sento come questo uccellino.
Mi sento sempre come gli animali muoiono per caso.
20
Noi fumiamo insieme. Sempre. Invece di salvaguardarci a vicenda, ponendo dei limiti, ci invitiamo perché ogni sigaro è una confidenza e ogni sigaretta è un legante del nostro rapporto.
Abbiamo avuto un legame difficile, adesso ci sentiamo due volte al giorno e parliamo per lo più di gatti, dandoci consigli utili per il mantenimento.
A volta parliamo di come stiamo: la mia risposta è sempre "discreta ", la sua "bene".
Il fatto che lui stia bene credo sia una bugia per non farmi preoccupare, io invece per troppa semplicità racconto la verità sui miei stati umorali e le mie vicende psichiatriche.
Abbiamo imparato a volerci bene a modo nostro. Abbiamo imparato a non parlare di politica. A non parlare di arte. A non parlare di cibo. A non parlare di dio.
19
L'avevo nella culla sopra la mia testolina e lì è rimasta finché non ho iniziato a fare l'amore con Sasha: pensavo che i miei antenati, anche se non era una cosa di famiglia, potessero guardarmi e giudicarmi. L'ho nascosta sotto il materasso.
Oggi l'abbiamo ritrovata.
Ora, io non credo alla Madonna in quanto Madonna. Mi piace credere che queste donne: lei, santa Teresa, Santa Chiara, santa Rita, siano le prime femministe della storia perché in un mondo spaventosamente patriarcale hanno comunque detto la loro in modo serio, intelligente, femminile. Per lo stesso motivo ho una medaglietta al collo, pensando "posso farcela anche io".
18
Secondo mia madre puzzo. Mi scruta con naso sopraffino. Fai puzza di fumo, puzza di pipí, puzza di grascia, puzza di ascelle, puzza misto shampoo e sigaretta.
Puzzo. Puzzo sempre.
Esco dalla doccia e puzzo.
Esco dalla vasca e puzzo.
"Non ti sai lavare!"
É inutile che io metta pigiami puliti: puzzo.
Ora, io non credo di essere la persona più pulita del mondo. La depressione, si sa, rende sporchi. Ma quando non mi lavavo e sentivo anche io che puzzavo è un conto, sentirselo dire anche quando ti avi è un altro conto. Forse so di strega che brucia, di fata sudata, di lupo sanguinolento. Mia zia da piccola mi diceva che sapevo di selvaggio: credo sia molto appropriato. La strategia puzzare per puzzare non mi lavo più non è una strategia vincente e questo l'ho capito in clinica dove la gente puzzava e avrebbe dovuto lavarsi solo per il buon senso di non far venire i conati agli altri.
Insomma, a quanto pare evidentemente, puzzo. Un altro buon motivo per non amare.
18
Purtroppo non ho partecipato e non parteciperò a questa manifestazione come alle altre. Non è un disinteresse politico, ma è un atto politico pure la resistenza la salvaguardia della propria malattia. Non è mancanza di fiducia verso la folla che sicuramente aiuterebbe chi sta male, ma la malattia mentale ancora non rientra nei parametri di possibilità normativa che c'è per ora. Andare a manifestare significa avere la forza di avere una causa: il o la malata mentale non hanno forza di avere una causa se non sopravvivere. É politica far sì che si possa farcela, ma è un meccanismo egocentrico da decostruire. La causa non fa dimenticare le crisi, gli autosabotaggi. Non fa dimenticare la depressione, le nevrosi. Non si ha spazio, dipende dalla gravità della malattia, per fare politica se non su e con il proprio corpo. Il mio amico F. ce la farà e andrà a manifestare. Lui è schizofrenico, ma riesce a gestire la vita, cosa che io non riesco a fare. Si può fare politica con una malattia mentale? Io non lo so. Farlo fa una stanza privilegiata mi fa venire un dubbio morale della problematica.
Come questa manifestazione non andrò. Non andrò al Disability Pride, per le stesso motivo.
Non si ha spazio nemmeno per sé stessi. La confusione la fa da padrona.
Andate, chi può. Siamo tutti con voi, anche noi malati mentali che non ce la facciamo.
P@ le sti næ libera!
18
Stasera sono stata a una cena.
Stasera sono stata a una cena in un club rinomato e molto chic con delle persone importanti.
Ci sediamo per mangiare.
Vengo catapultata alla fine dell'800.
Arrivano i camerieri con il vassoio e tu ti devi servire da sola. E io, questo, non l'ho mai fatto. Vedo la naturalezza con cui lo fanno gli altri e penso "ma nascirono insignati?". Allora mi cimento anche io e provo a prendere la pasta che sono delle busiate col pesce spada e me la sarei fottuta tutta quella pasta ma tra l'ingoio e la mia nevrosi adesso c'è un altro problema: come portare dalla pirofila al piatto la pasta?
Allora razionalizzare, tutto questo in pochi secondi quindi capite la confusione, opto per la calma e il fingere di saper fare.
Prendo forchettone e cucchiaione e metto la pasta nel mio piatto.
Ma la pasta sghidda tutta. Come faccio?
Ne prendo pochissima, tanto ne avrei presa poca per la nevrosi e guardo gli altri, tutti insignati. Chili di pasta sui piatti.
Ma come cazzo fanno?
Torno a casa col cuore colmo della gentilezza e disponibilità degli ospiti, e a uni degli psichiatri della cena dico "si ricorda di me? Io sono quella che al convegno le chiedevo se anche io debbo essere considerata tossicodipendente dato che prendo 16 pillole al giorno e ci siamo messi a parlare tra tutto il pubblico."
Si ricordava.
É stato bello
17
Oggi mi hanno detto che sono una persona cattiva. Nel vocabolario c'è scritto che si tratta "Di persona, insensibile o maldisposta verso sofferenze o fastidi altrui, capace anzi di rallegrarsene o addirittura di provocarli".
Non ho mai sofferto per le cose che le persone che non stimo mi dicono. Ma certamente questo mi fa riflettere.
Sono una persona effettivamente cattiva? Alzata di spalle e in definitiva: io non credo.
Cos'è che ci spinge a livello morale a dare torto o ragione alla frase "sei cattiva"? Quand'è che una persona dice cattiva ad un'altra?
Sembriamo i bambini che battono i piedi: sei cattiva sei cattiva! Ma con quale risultato?
Ecco, io non so parlare della cattiveria perché non credo sia insita in me: non rompo i coglioni e non voglio rotti i coglioni. É questo essere cattivi? La salvaguardia della propria persona da parole pesanti che ti vengono rivolte contro?
É questo essere cattiva?
Mi sorprende sempre come io i metta in discussione per frasi che mi vengono rivolte per smarrimento, paura e rabbia. Andate in pace con la grazia di dio
16
Stasera ho detto no a una cena coi miei, un modo per stare insieme in leggerezza: zie e nipoti.
Ma Ho questa nevrosi dell'inghiottire: mi scordo fisicamente come si inghiotte. É uno strazio. Non si riesce a mangiare e a bere. Spesso senza boccone riesco a ingoiare la saliva, spesso rimane bloccato tutto e allora pensi "se avessi avuto il boccone in bocca mi sarei strozzata" e si entra in un circolo devastante di angoscia.
Questa nevrosi prevede gli automatismi, con cui da un annetto ho qualche difficoltà. Questo è il più invalidante.
La vergogna, l'imbarazzo e il senso di frustrazione che si prova sono poco normali, molto amplificati in conseguenza delle sue messe in atto.
Non posso mangiare con gli estranei, non riesco neanche a prendere un caffè: quando prendo il caffè fuori prendo la tazzina, do le spalle al bancone, metto la mano davanti la bocca e spero di non sputare tutto a terra. Una difficoltà enorme. "Andiamo a prendere un caffè?" No!
La mia vita sociale non solo è limitata dalla depressione ma anche da questo automatismo.
Riprendere la vita in mano è sempre più difficile. Non mi rimane che vedere
16
Mesi fa ho tenuto una piccola conferenza per l'associazione sul concetto di memoria della Shoah.
Tre ore divise in due giorni.
Spiego tutto per bene, parlo del revisionismo storico, dei forni crematori e accenno a g@z@. Non eravamo arrivati a tanto e io perciò dissi: va bene sta succedendo un genocidio a g@z@ ed è terribile però ricordiamoci che gassare le persone è un unicum nella storia, nessuno mai prima di allora aveva costruito appositamente dei luoghi di morte e neanche gaza é arrivata a tanto.
Gaza invece é di fatto un campo di concentramento e sterminio a cielo aperto.
Mi vergogno di aver detto cose sbagliate e sminuenti e mo vergogno per le persone che mi hanno sentita. Mi vergogno per non aver saputo contestualizzare le posizioni, di usare ancora Fabio Mauri per spiegare la morte, per aver offeso chi nel frattempo moriva mentre stavo parlando e dicevo dell'unicum storico.
Certamente per il libro che sto scrivendo il caso di gaza sará fondamentale e mi vergogno anche di questo: usare un genocidio per avere materiale su cui scrivere.
É tutto sbagliato. Tutto. Non c'è perdono o comprensione per me e ne capisco i motivi.
P@ le sti n@ libera.contro ogni errore disumano
16
Per ora ci telefoniamo ogni giorno. Quante sigarette hai già fumato? Dice. Quanti sigari tu? Dico.
Sono le 7:48 di mattina.
I rapporti vanno e vengono.
Alcuni che pensavi indelebili si cancellano con un divorzio: schieramenti. Gli altri restano davvero e quando restano non importa che tu stia attraversando un momento difficile della tua vita: quelle persone ci sono. E ci sono anche quando dici ma come fai a non aver paura della mia malattia? Perché sei tu, fa parte di te e a me non me ne sbatte niente se stai male.
Ecco forse ci sono le persone che se ne vanno, poi ci sono le persone che restano nonostante il divorzio, poi ci sono le persone che arrivano. É arrivato di punto in bianco una persona che vorrei conoscere meglio, con cui prendere un caffè e sa della mia nevrosi dell'inghiottimento. Una persona che sembra bella, dolce. E mi chiedo perché questa cosa bella sta toccando a me? Perché dopo tanto soffrire c'è questo sollievo?
Non lo so. Io non so niente. Ma so che con gli occhiali sono brutta.
14
Io non sono una poetessa.
A me non interessa essere una poetessa.
A me interessa che le persone mi guardino e dicano ecco lei è una grande lettrice perché penso che oggi leggere sia molto più rivoluzionario che scrivere.
Una grande lettrice.
Lei è Marta Acciaro, una grande lettrice.
Sapete ha letto 9 volte Infinite Jest. E allora wow ma davvero? Sì davvero, perché è una grande lettrice.
Penso che quando sei una grande lettrice diventi come i presocratici per Nietzsche: trasformi quello che sai in vita e solo così, solo esattamente così, sei filosofo. Tutto il resto è ciarlataneria.
Ora, il fatto che io non riesca a leggere mi fa piangere ogni parte del mio corpo.
Mi sforzo come quando devo fare la cacca e ho i fecalomi: un parto.
Una poesia al giorno, qualche pagina di Paolo Nori.
Ho dalla vita quanto basta, ma se solo ricominciassi a leggere, a leggere davvero allora tornerei in me, non vagherei nella dissociazione, nell'angolino, nella voglia di morire. Perché essere una grande lettrice mi darebbe il diritto di vivere tutte le vite che non voglio ma che sono necessarie.
Marta Acciaro, la grande lettrice.
14
Stiamo per lasciare la casa dove sono nata, cresciuta e sposata.
Non so come stia. Mio padre mi ha chiesto "e quindi? Come la stai prendendo?". Credo male.
É una casa che detestavo. Lì i miei si sono lasciati, lì ho passato la malattia senza ancora che arrivasse la diagnosi. Lì ha abitato troppa gente quando mamma era ancora a casa.
Poi un anno, il 2018, è cambiato qualcosa.
La mia terapeuta mi ha detto di sbattere le mani su ogni muro e l'ho fatto ed effettivamente, immagino per suggestione, il rapporto con quella casa non solo è migliorato, ma si è trasformato. Gli anni con Giuseppe e la nostra famiglia queer sono stati bellissimi. Oggi sono entrata: non c'è più neanche il ricordo di quello che siamo stati, della nostra camera da letto, del corridoio zeppo di opere e quadri.
Si deve lasciare andare, per forza. Inizierà un nuovo capitolo della mia vita forse più consapevole che trattiene meno "i visi che ti han dimenticato" o gli oggetti superflui. Quanti oggetti, quanta monnezza. Più monnezza accumuliamo più sorge un senso di saggezza dentro di noi, quando si dovrebbe solo tacere e regalare tutto, tutto.
Sono molto stanca e provata e penso alla stanchezza di mia madre che ha vissuto 30 anni là dentro. Chissà come sta, non ne abbiamo neanche parlato.
Sopravviveremo.
12
Ci siamo scelti.
Ma di fatto sono io che ti ho fatto entrare in questa casa piena di errori.
Non lo abbiamo scelto. Io ti ho aperto la porta.
Non ci avevo mai pensato.
E ora che non voglio una relazione non mi sento di aprire la porta a nessuno, di nascondere gli odori, i libri da terminare, la pila di documenti da sistemare.
Aprire a qualcuno questa porta significa aprire me stessa, pronta al cambiamento.
Non sono pronta. Non mi innamoro più, non dono più il cuore al primo che incontro.
Forse sto crescendo, prima o poi riaprirò.
11
"Da quando scrivi?"
"Da sempre"
11
Più persone mi hanno detto che sono una poetessa come Alda Merini e che le cose che scrivo servono a sensibilizzare le persone sulla malattia mentale.
Forse è vero che sensibilizzo, meno vero essere paragonabile a una scrittrice di tale livello e tale profondità. Lei ha vissuto i manicomi, io gli ospedali psichiatrici e già questa è una enorme differenza perché la contenzione è di fatto cambiata. Ma quello che forse ci accomuna è, come diceva la psicologa del mio istituto: tu sei come Alda, vieni qua a riposarti quando sei troppo confusa, il genio è la tua croce e la tua delizia.
Ora, oltre a non considerarmi come Alda Merini non mi considero neanche un genio. Un genio può essere un genio, ma cosa me ne faccio se non esco da sola dal 5 settembre 2008? Niente. Assolutamente niente.
Per questo odio questa parola e odio tutte le persone che se ne fanno un gran vanto di sé, come se fosse una aggiunta e non un dramma.
Quello che vivo io, genialità o no, è un dramma quotidiano: gli automatismi (pipì cacca mangiare) che mi danno il tormento, le crisi, che da quando c'è Adelino sono quasi scomparse. Le crisi psicotiche soprattutto e in ordine quelle isteriche poi quelle nevrotiche e poi quelle di panico.
Anche Alda Merini diceva che la sua casa non era una casa adatta all'amore, anzi, lo diceva la figlia.
I più prossimi non ne capiscono la salvezza di questi odori e questi oggetti.
Provo a dormire ancora
11
Il Nozinan serve, tra le altre cose, a far dormire. Ogni mattina tra le 9 e le 10 vado a dormire, se non devo fare altro, e provo a dormire. Puntualmente uno dei gatti fa qualcosa per rompere i coglioni e svegliarmi. Oppure come i vecchi, mi addormento 10 minuti talmente profondamente come fossero 2 ore.
Oggi ho la porta aperta, c'è tanfo di umido e sigaretta: l'odore di casa mia. Anche per questo questa casa non è fatta per l'amore, perché questa puzza è insopportabile e non so le mie tutrici come facciano a sopportare tanto.
Ma le sigarette sono la mia bellezza, non levatelo questo odore, fatemi sciogliere dentro alla muffa e al fumo, che io mi inglobi in loro così da scansare la gente abituata ai buoni odori che odia la mia confusione e il mio odore.
Mi hanno svegliata. C'è cattivo odore. Ho avuto un attacco di panico. É un buongiorno.
10
Mi sono chiesta: ma perché ho una poltrona per leggere e non c'ho mai letto? Quindi ho preso il libro, ché per ora mi fa una fatica immane leggere, e mi sono messa a leggere ed è stato bello. Quindi lo voglio rifare. Sulla sinistra ho i liquori di casa vecchia che tendenzialmente beve Guglielmo, due ferri di cavallo portafortuna e la grande vetrata da cui entra una luce splendida. Come poggiapiedi la sediolina dei miei avi che adesso è toccata a me. Mi dicevo: ma non è sprecata una poltrona solo per gatti? Non la dovremmo almeno condividere? E infatti Culo e Adelino si sono messi a giocare sulla mia pancia in un'atmosfera gioiosa. Sto leggendo "Chiudo la porta e urlo" di Paolo Nori e io e chiara amiamo Paolo Nori talmente tanto che nelle nostre discussioni, forse, parliamo un pochino come lui. Questo libro è molto bello e parla soprattutto del poeta Baldini, che era uno scrittore che scriveva in dialetto. Nori lo ama e lo fa amare molto a chi legge. Come tutto quello che scrive. Solo che a un certo punto ha detto che è un anarchico individualista e là ho un pochino storto il naso e il motivo per cui scrivo sempre pochino è che il correttore automatico scrive po’ senza apostrofo. Mi vado a fare un caffè.
9
Ogni volta che entri in un istituto psichiatrico fanno la cernita: cosa puoi tenere, cosa devi lasciare andare momentaneamente. Le cose momentanee da salutare vengono messe in sacchetti dell'immondizia e riposti non so in quale stanza. Siamo una cinquantina, 50 sacchi neri.
L'ultima volta lo sapevo e invece della solita tiritera ho detto "Giová, ormai lo so, non mi sono portata niente". Giovanni lo sa e si fida.
La cosa più bella che succede in un istituto psichiatrico è il riconoscimento. Sempre Giovanni mi disse "ma non sei uscita il mese scorso?" "Giovanni non ci vediamo da otto mesi". Ti riconoscono e vuol dire che hai lasciato qualcosa, qualsiasi cosa, ma l'hai lasciata e la sensazione è molto bella perché sei di casa ormai e non mi chiamano col cognome, ma col nome, come a indicare una certa confidenza.
Ad ogni modo, le cose che rimangono vengono segnate, marchiate a fuoco con dello scotch e un pennarello.
Ho infiniti oggetti con il mio cognome: borsette, carica batterie, PC, kindle. Non ho levato mai le etichette. Restano con me come un promemoria di quello che ho vissuto e che sicuramente rivivrò.
Non potrò tornare più in quell'istituto familiare perché non danno farmaci ospedalieri 2 alla volta e io, guarda caso, ne prendo 2. Sono spacciata e condannata a rimanere a casa e fare le prove di cambio con mamma e zia, col terrore che mi succeda qualcosa, un'allergia, qualcosa nel mio corpo. Qualcosa.
Ecco, sono di casa ma non lo saprò più e sarò condannata ad andare nei reparti psichiatrici degli ospedali dove ci sono i tso e legano le persone.
Quanto una persona possa sopportare tutto questo è qualcosa che non mi spiego.
Forse sono spacciata. Forse è la fine dei ricoveri.
7
L'ultima volta che mi sono suicidata ero lucida. Le prime 3 volte avevo delle psicosi e non so per quale motivo non lo feci. Le psicosi sono strane, arrivano, ti prendono, ti sbattano. Ognuna di loro è un piccolo trauma.
Ma L'ultima volta che mi sono suicidata ero lucida.
Ero in un posto che non dirò. C'erano delle sedie di ferro e un parapetto.
Non dirò neanche la causa che mi ha portato a quel gesto.
Ero io, lì, sul parapetto, le gambe penzoloni.
Era molto presto, non mi poteva vedere nessuno. Quindi ho tampasiato, me la sono presa comoda nei ragionamenti che erano tutti a favore del farlo.
A un certo punto mi fermo, stavo per buttarmi, e ho pensato ai gatti. Non a mia madre o a mia zia che mi dedicano la loro vita (e i sensi di colpa per questo li pago anche adesso).
Ho pensato ai gatti.
Chi se ne prenderà cura?
Chi starà con loro?
Verrà sembrata la famiglia?
Dove andrà Lulú, così traumatizzata dalla vita?
Mi sono girata, ben attenta, ho messo i piedi sulle sedie di ferro e mi sono seduta sulle sedie.
Ecco, vorrei dire che ci sono momenti in cui gli animali ti salvano. L'ultima volta che mi sono suicidata i gatti mi hanno salvato. E allora non sono più solo gatti, diventano davvero la tua famiglia. Molti mi dicono che sono esagerata. Lo so. Ma L'ultima volta che mi sono suicidata loro erano con me e mi hanno ridato la vita, non la morte.
7
La mia è una casa da single. Lo era anche quando ero sposata. Non c'è posto per l'amore. Gli spazi sono a dimensione d'uomo: cucina, bagno, una camera da letto e un soggiorno.
La mia casa è bellissima, è il regno delle fate e delle streghe, è piena di gatti neri, è zeppa di libri.
Sono una persona fortunata perché per la malattia ho il lusso di sprecare il tempo senza che mi senta in colpa. Sono gli altri a farmi sentire l'inadeguatezza della situazione.
Questa è una casa da single e una casa da persona depressa. Il divano è tattico: da seduti vedi il giardino, distesi vedi il muro con poster del cuore.
Mi dicono che a casa mia manca l'aria nonostante le indiane, perché non posso aprire tanto ora che i gatti non possono più uscire. Manca l'aria per il pensiero costante, per le pile di libri, per i gatti che miagolano per un posto proprio che non hanno. I miei gatti sono nomadi col pensiero e col pensiero lo siamo insieme. Per questo si soffoca, perché siamo consapevoli di essere nati liberi e siamo rinchiusi in una cella che è nostra, in cui i pensieri volano, le parole nuotano, le borse ingombrano e i diari straripano.
Ora prendo però un decaffeinato.
4
É successo che come al solito, immotivatamente, ho buttato uno scatolo pieno di medicine. L'altro giorno era toccato allo Xanax, oggi all'Adepril. Consapevole di questo mio errore ingiustificato allora mi sono messa a terra e ho guardato nell'immondizia. Una prima volta ho ramazzato e non ho trovato niente. La seconda volta ho uscito uno per uno tutto quello che c'era nel pattume e l'ho trovato, disinfettato e conservato.
Allora ho fatto la terapia, sono scesa a casa e ho pensato a un uomo che ho visto a Milano. Di solito a Milano in pieno centro ci sono tanti senza tetto, ma quasi nessuno che rovisti nella spazzatura. Bene, io ho incontrato quello che rovista nella spazzatura.
Ero in balcone a casa. Il balcone dava su via Giulini che faceva angolo con una via che non ricordo più quale sia. Arriva quest'uomo con un carrello. É palesemente un senza tetto, molto dignitoso. Il carrello è sistemato, le cose ben rassettate. Punta il cestino all'angolo della strada e getta fuori ad uno ad uno tutto il contenuto della monezza. Uno per uno, non gli sfugge niente. Si crea un cumulo per strada, assolutamente giustificabile ai miei occhi, un pochino meno al gestore del b&b accanto alla monezza. Finisce.
Io mi aspetto che prendo tutto a bracciate e ributti tutti nel cesto. Invece, dopo aver preso quello che gli serviva, i gesti sono lenti e con calma reintroduce tutti. Aspetta un po' ed esce dal carrello uno sgrassatore e dei tovaglioli. Pulisce tutta la bordura dell'immondizia. Tutto il ferro lucidato a nuovo. Butta i fazzoletti e se ne va.
Ecco a me questa cosa che si deve vivere perché è bello vivere non ci credo mica. Ma quando vivo tanta dignità allora capisco perché non mi sono ammazzata fino ad ora.
3
Anna Karenina è il libro più brutto del mondo. L'ho iniziato a 15 anni, ancora non l'ho finito. Il mio odio è profondissimo soprattutto per la ripetizione esasperante dei nomi. Ebbene ho questo libro. Ho scritto solo il mio nome sulla prima pagina, non c'è una data che io possa ricordare. É talmente brutto che ogni anno l'ho ricominciato e ne avevo la nausea. Ogni anno la stessa storia. Niente. Un aborto. Niente. Anna Karenina è l'unico libro, insieme a Jane Eyre (il primo romanzo che ho letto), che porto in ogni casa nuova che abito. Era a casa dove mi hanno partorita, poi Enna, poi Milano, poi il ritorno alla mia casa madre, adesso qui. Lo guardo, lui mi guarda e ci sorridiamo. Da qualche anno non lo ricomincio più da capo (lo so a memoria) e riesco ad andare ogni anno una ottantina di pagine in più, ma non è sufficiente per amarlo. Si è formata questa sorta di dipendenza per cui se mi chiedono un libro da consigliare consiglio proprio Anna Karenina. L'altro giorno culo ha buttato tutto il caffè sul libro. Gli voglio bene ancora di più perché adesso è lercio anche in copertina.