R.E.M.
Reveal
Copertina di Reveal, R.E.M.
Una
delle cose che sinceramente non capisco nelle persone che
recensiscono dischi è sulla base di che cosa definiscono un suono
“solare”.
Ho
letto la storia dei R.E.M. su Wikipedia, ascoltato tutti i singoli
dall’inizio fino allo scioglimento del gruppo (1980-2011). Tra
l’abbondanza di album decido di concentrare il mio ascolto su
“Reveal” perché è stato un disco che è passato e ha segnato in
qualche modo la mia adolescenza, sempre nel periodo mtviano, dopo il
grande successo di “The great Beyond”, a mio parere il singolo
migliore dei R.E.M.
I
commenti e le recensioni su “Reveal”, dodicesimo album in studio
della band, sono tra i più svariati e li potete tutti rintracciare
negli archivi dell’internet. Alcuni ne affermano la decadenza del
gruppo, altri ne esaltano la capacità della band di reinventarsi e
sorprenderci ancora.
Ma è
questa parola, “solare” che risuona ostinatamente in molte
recensioni del 2001.
Il
sole è certamente presente in retro copertina e molti fanno
illazioni più o meno opinabili sulla scomposizione coloristica di
questo sole nella geometrizzazione della copertina. Un gran giallo
avvolge tutta l’atmosfera. Quantomeno quella visuale.
Ma
ritroviamo lo stesso giallo all’ascolto?
Una
delle caratteristiche delle mie recensioni riguardano l’ascolto
diversificato che si può fare di un disco: in cuffia, con le casse,
a volumi diversificati.
Questa
volta non consiglio l’ascolto in cuffia. La cuffia, nell’ascolto
di questo album, se si soffre di qualche disturbo nevrotico, porta a
una dimensione angosciosa di mancanza di respiro a cui neanche i
tamburelli di “Imitation of life”, primo singolo estratto di cui
ricordiamo il bellissimo video, potranno porre rimedio. “Reveal”
non è un album solare. È un album complesso, con una tracklist
eterogenea in modo fastidioso, senza possibilità di rintracciare una
linearità di alcun tipo, né nei testi, né nelle vocalità, né
nelle composizioni strumentali. La tracklist è composta da dodici
tracce scritte interamente in gruppo con testi
di Michael
Stipe,
musiche di Mike
Mills, Peter
Buck e
Michael Stipe.
Consiglio
un ascolto in diffusione, a luce accesa. Un rapporto che deve essere
mediato dal sottofondo e non da una assoluta attenzione all’album
stesso salverà l’animo nevrotico dalla propria decadenza emotiva.
La dolcezza di certe melodie non potrà nascondere le ripetizioni
ossessive, lo stridere di suoni, l’accavallarsi di certe frequenze,
la voce quasi piangente di Stipe o smarrita o che ci trafigge in un
modo avvilente. Mi sconforta il coinvolgimento arrendevole a cui si
deve sottostare all’ascolto di quest’album. Un rapimento per
niente estatico, terrorizzante.
Spesso
il solare, il sognante, sono solo incubi da cui ci vorremmo
risvegliare.
Eppure
non possiamo farne a meno ed è certo che l’ascolto prolungato
produrrà una condizione conoscitiva importante non soltanto dei
R.E.M. stessi, ma anche di qualcosa di noi stessi che avremmo
preferito tenerci nascosto, ancora e ancora.
Tracklist
The Lifting
I've Been High
All the Way to Reno (You're Gonna Be a Star)
She Just Wants to Be
Disappear
Saturn Return
Beat a Drum
Imitation of Life
Summer Turns to High
Chorus and the Ring
I'll Take the Rain
Beachball