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Ottobre 2025



29 Io mi lavo talmente poco che poi mi viene la cistite.
Non faccio puzza se non di fumo: mamma non mi permette di sapere di grascia. Lei mi salva, mi asciuga i capelli, mi dà la biancheria pulita.
Lavarsi poco per una persona depressa è quasi la normalità perché devi impegnarti.  La doccia è uno sforzo terribile, lo shampoo una tragedia. 
Non capisco chi dice "ahhhh mi vado a fare una bella doccia!"... ma come fate a gestirlo? Non vi stancate?
Io mi faccio la doccia solo in giorni in cui non ho altri appuntamenti e non devo uscire: devo essere assolutamente presente a me stessa quando mi lavo.
Mi vergogno.
Una volta, non mi lavavo da 20 giorni, mamma è entrata in doccia con me e mi ha lavata. Ho provato una vergogna tale che mi sono messa a piangere e le ho chiesto scusa.
C'è speranza per noi?


27 Karen sta pulendo casa.
Fa la camera da letto come prima stanza così posso riposare mentre lui pulisce il resto. Non sono una sfruttatrice, ma una persona malata che materialmente non sa badare alla casa con le pulizie.
Quando mi rintano in camera da letto fumo e la cosa mi sembra bizzarra, audace. Io non fumo in camera da letto né in bagno né in cucina ma solo sul divano: quello è il posto del fumo.
Qua adesso, mezza distesa a letto mi sento in una osteria da quattro soldi con il fumo di tutti che fumano e il vino scadente. Un fumo che si sparge per la stanza. 
Odio. Per odiare so odiare.




26 Giorgio è mio fratello, il mio migliore amico e il mio testimone di nozze.
Quando eravamo ragazzini (ci conosciamo da 20 anni) io avevo una cotta per lui e lui lucidissimo disse che tutte le donne con cui stava non le vuole rivedere più e a me invece voleva vedermi, non voleva che me ne andassi.
Così mi è finita la cotta per lui e siamo diventati fratelli.
Ora, io una dichiarazione d'amore così non l'ho mai ricevuta e sono felice che sia nella mia vita anche se non gli rispondo, anche se sparisco,  anche se sono una stronza. Perché a volte sono una stronza.




26 Sono sempre seduta sul divano con la crisi isterica che non mi posso alzare. E penso a che madre di merda che sono: i gatti hanno le lettiere piene, non hanno più acqua e croccantini. Il nostro amore non mi spinge a rimediare perchè questa crisi è più forte di ogni cosa.
I matti: i matti volano in rapidissime nuvole e ricadono a terra schiantandosi. Voli improvvisi, cadute necessarie. E quando ritorni a terra, quando la psicosi è finita, ti chiedi dove sei stato: forse uno stato di beatitudine che per un secondo ti ha fatto toccare il cielo.
Io non guardo il cielo però, è troppo in alto quando guardo e sono schiantata a terra. 
Rosy mi ha detto che forse sto male per il cambio di stagione. Stiamo male per l'estate, per i cambi di stagione: c'è sempre un motivo per volare e schiantarsi.  E ti schianti senza sangue, solo una storpiatura.
Io oggi sono storpia e ho fame d'amore di carezze che non vogliono significare niente se non la carezza stessa. Di un uomo o una donna non ha importanza, ma le carezze, gesú mio come mi mancano le carezze. Cose che le caregiver non posso fare perché si valicherebbe una soglia definita, che non può essere rotta.
Che razza di madre sono?




25 Io ho un rifiuto per doccia e shampoo.  Mi farei ammazzare piuttosto che farlo. Tutta quell'acqua, quel sapone, io che non so lavarmi i capelli con energia.
Io e lo shampoo abbiamo un rapporto controverso da quando sono nata. Urlavo quando mia madre me lo faceva. L'acqua in faccia mi fa confondere e non ritorno in me.
Dopo la doccia non sto meglio, mi sento stordita, avvilita, consumata, senza forze.
Ora, capita che devo uscire coi miei amici e l'idea di farmi doccia e shampoo prima di uscire mi attanagliano, mi spompa. 
Che fare? Lenin scrisse grandi cose e anche Merz sul "che fare": io che fare non lo so, riguarda solo me.
Mi fumo una sigaretta e poi vediamo. 


24 Fare la critica d'arte equivale a fare le marchette. Pur di avere il tuo nome su un articolo che gira per l'Italia faresti carte false, rinneghi i tuoi ideali, ti adegui alla tua testata giornalistica.
Quest'anno l'unica mostra che mi hanno mandato a recensire è stata quella su Picasso e Guttuso a Palazzo Abatellis: mostra bellissima e se ve la siete persi siete degli sciocchi. 
Ho smesso di recensire mostre brutte. Sono stata troppi anni a scrivere parole come "dialogare" nel senso di "quest'opera dialoga con quest'altra opera".
Tutte le opere che ho recensito dialogano con qualcosa, forse col buon dio. Ed è sempre stato difficile dire no questa mostra non la recensisco al gallerista. Sempre una vergogna, una mancanza quasi di rispetto.
Ma il peggio sono gli uffici stampa: se un articolo non li aggrada, con fare viscido ti dicono che devi cambiarlo. E io ho sempre detto no e passato i guai per questo, soprattutto per la mostra di Vanessa Beecroft. 
Fare la critica d'arte a Palermo è quantomeno noioso. Devi fare pubbliche relazioni per una sterilità di fondo, che vedi mentre leggi il pensiero dell'opera che, la maggior parte delle volte, non è un pensiero dell'opera, ma un pippone che il curatore scrive per fare vedere quanto è bravo a usare parole difficili come "ontologicamente" o "differenziazione'.
E a essere esposti sono sempre gli stessi (mai LE stesse): da Pantaleone Mortillaro, da Rizzuto De Grandi.
Una stanchezza infinita.
Forse la critica d'arte non fa per me: sto avendo una fase mistica come Carla Lonzi. Ma vorrei scrivere di persone che sono troppo per me: brave, inarrivabili, feroci come Favaretto, Pivi, Ko.
Forse devo rivedere i miei parametri.
Forse devo scrivere della guerra alle immagini.
Forse devo scrivere il mio diario.
Forse devo incontrare Sferrugia e Mirabella, i miei artisti preferiti di Palermo.


23 Prima parlavo con un mio amico e ci chiedevamo quale fosse la persona che bramiamo. Io ho risposto subito Flavia. 
Bramare è un termine pieno di amore che non affibbierei a nessuna altra persona. Bramo Flavia come si bramano le cose belle, come i regali di compleanno. 
Per il resto non bramo nessuno e anzi so rimediare alla sopravvivenza.
Quando io e Giuseppe ci siamo lasciati pensavo che non ce l'avrei fatta a sopravvivere senza di lui, per l'abitudine e per il bene. Invece ci sono riuscita.
Esserci riuscita vuol dire che adesso, in questo preciso momento storico della mia vita, sopravvivo a me stessa. Non bramo nessuno, posso dimenticare chiunque e gli errori, tipo F., che ho fatto in passato sono solo una caricatura del dolore.
Un uomo mi dice no? Spallucce e vado avanti. La vedo così, la vivo così, con molta naturalezza.
Quante ossessioni inutili.
Sono libera. 


23Ho un neo sulla guancia sinistra.
Un neo normale, tondo, scuro. 
Non è rialzato, non ha peli.  É solo un neo.
Quando ero piccola camminavo sempre con la mano sulla guancia quando incontravo qualcuno, come se quel neo mi deturpasse la faccia e mi rendesse brutta.
Io sapevo di essere una bambina bella e quel neo distruggeva le mie convinzioni.
Se a vedermi erano bambini mi coprivo con tutta la mano, non doveva essere assolutamente visto. E ogni pomeriggio quei bambini giocavano a pallone e io dovevo passare di là, da sola per andare in ufficio (perchè andavo in ufficio da sola?) e dovevo scansare il pallone che mi tiravano addosso e la vergogna del mio neo.
Non è tanto la perfezione che ha attanagliato la mia vita, piuttosto una idea di purezza, di uniformità, di bellezza. Ripeto: sapevo di essere una bambina bella.
Mi sovviene questa cosa ora mentre fumo l'ennesima sigaretta da mia zia e non capisco quando sia iniziata, quando sia finita. 
Ma è stato e forse dovrei parlarne a terapia.




22Se penso a mia madre penso all'attesa.
Ho accompagnato una volta mio nonno alla posta: è stato 50 minuti e volevo spararmi.
Mia madre non so quante volte di sia voluta sparare, ma è ancora viva.
Da che ho memoria mamma ha sempre aspettato: meg, acj, tennis, pallavolo, ginnastica artistica poi diventati 8 mesi a letto, psichiatra, psicoterapeuta.
Mia madre aspetta.
Ci sono 50 gradi? Aspetta 
C'è il gelo della siberia? Aspetta
Non ho mai visto nessuna donna avere questa capacità di rimanere salda su un'idea, cioè quella che io debba stare meglio e possa migliorarmi. 
Mia madre non è una donna speciale e lo credo bene avendo la fortuna di averla come madre: la condanno alla sufficienza perché io so che lei c'è. 
Invece dovrei e potrei imparare che un giorno non ci sarà o che un giorno avrà bisogno di me e dovremo capire come fare.
Mamma non è una donna speciale perché io sono ottusa, perché do per scontate le attese di ore ed ore ed ore ed ore. Una cosa insostenibile. 
Non so come faccia.
Non sono una che su fb scrive tipo MAMMA TI AMO. Mi sembra così riservata questa cosa da non doverla dire ad alta voce se non a lei sola e ci prendiamo la mano. Io la saluto sempre quando le dico che le voglio bene. Le dico proprio "ciao, io ti voglio bene ". Non so perché la saluto, forse per accoglierla dentro di me.
Mamma si è messa tanto in discussione grazie agli UFE. Tanto. 
Ha capito che la mia non lagnusia o capriccio, ma malattia. É la prima che l'ha capito in famiglia e si è subito trovata un modo per fare i conti con questa cosa.
Senza il gruppo AMA non ce la faremmo. Senza mamma non ce la farei.


22Flavia mi manca. 
Lei fa le escursioni in montagna e quando si sente male va a scovare qualche sentiero e va, finché le va.
In clinica ha avuto due crisi di nervi e urlava e ha spaccato tutto. A villa Margherita c'erano due posacenere fuori, adesso ce n'è solo uno perché l'altro l'ha sfasciato a calci. Quando aveva le crisi era intoccabile. Urlava fino a sgolarsi e chi la avvicinava prendevamo legnate e urla. Io facevo in modo che nessuno si avvicinasse a lei. Lei poi mi ringraziava, quando tornava in sé piangendo. 
Quanto piangeva Flavia. 
Ci mettevamo distese a letto ad ascoltare musica triste per piangere e sfogarci. Eravamo sempre abbracciate. Piangevamo un pomeriggio intero, nelle pause degli infermieri che non venivano a disturbare.
Non ci potevamo baciare quindi ci baciavamo il dito e toccavano le parti dell'altra e segnavamo le parti che avremmo baciato dell'altra.
I suoi occhi, diosanto.
Nessuno mi guarderà più in quel modo.
Con me stava sempre tranquilla, era un agnello calmo, senza nessun colpo di testa. Riuscivamo a calmarci a vicenda. 
Era un amore troppo grande, leggero e pesante allo stesso modo. 
É passato quasi un anno e ancora mi manca, mi manca non poterle parlare per la gelosia della sua ragazza, mi manca guardarla in faccia, i suoi denti perfetti, i ricci curati, la testa un pochino verso giù.
Le avevo dato una mia maglietta da impuzzare per tenere il ricordo,  ma lei era talmente pulita che non lascia odore se non di bagnoschiuma. 
Per una donna come Flavia avrei dimenticato i rifiuti degli uomini, il sesso con gli uomini, gli uomini e basta.
I suoi segreti moriranno con me e so che è lo stesso per me: ci sono luoghi spazi e tempi in cui questo è possibile e la clinica è una di queste. 
Flavia mi manchi. Se mi leggerai sono qui che ti aspetto.

21Quando mio nonno era vivo facevamo la salsa insieme: non sempre, ma solo negli anni in cui mia nonna era ammalata e badavo a lei cioè il 2016 e il 2017.
Siamo io, lui e Pinuzzo.
Il primo anno va tutto bene.
Il secondo anno mi vengono le mestruazioni. Pinuzzo è un contadino e crede alle "verità della terra" e se avesse scoperto che ho le mestruazioni avrebbe fatto un delirio. 
Vado da mio nonno e gli dico guarda, ho le mestruazioni ma vi voglio aiutare, che faccio?
Mio nonno, sospettoso anche lui ma di mente più aperta, mi fa mettere i guanti gialli e mi dice di comportarmi come se non avessi le mestruazioni.
Faccio come dice lui e inizio a toccare il pomodoro per metterlo nel coso dove si trita. Pinuzzo mi guarda con i guanti, prende tutto il pomodoro non tritato e lo mette nel pignatone senza dire una parola.
Sappiamo tutti e tre cosa sta succedendo: io per lui sto facendo inacidire il pomodoro e non gli va di dover lavorare 7 ore per una salsa che avrà la muffa.
Mi vergogno di essere donna, mi levo i guanti e mi seggo e rimango a guardare.
Quell'anno la salsa venne davvero piena di muffa. Ora sapevo di avere un potere: il potere della strega sanguinante.


21 Quando Adelino è arrivata a casa non aveva pulci. Le avevo fatto l'antiparassitario e due giorni dopo ho fatto l'antiparassitario ai mici di casa. Quindi tutto tranquillo. 
Pettino Adelino per vedere se aveva qualche residuo: niente.
Ogni giorno da 2 mesi sto con l'ansia di una catastrofica invasione di pulci, anche se ho ri-fatto l'antiparassitario a tutti e 4.
Mi schifo, mi guardo intorno e un pochino li odio i miei gatti per mettermi questa ansia.
Ora, succede che culo ha le difese immunitarie basse dallo stress di vedere Adelino arrivare e gli compaiono i funghi in faccia. Poi a Lulú. Poi ad Adelino. Si salva Frilli momentaneamente. 
Il mio schifo è assoluto. Sembrano per me appestati di lebbra (ma come faceva santa Chiara?). Mi lavo le mani 473837373 volte al giorno, non mi distendo sul divano, non appoggio la faccia fa nessuna parte.
Se avessi un figlio e gli venisse la varicella penso che proverei lo stesso schifo e non lo toccherei. 
La cosa non è giusta cerco di razionalizzare ma non riesco, lo sdegno è troppo grande. E penso che questa passata di funghi non passerà mai perché la immischieranno a Frilli che la ridarà a tutti e la prenderò pure io come qualcosa di purulento che mi sfigura il volto.
Ma Adelino é così carina che almeno la schiena gliela tocco. 
Non ce la faccio a stare senza di loro.
In foto culo con i funghi in faccia.




20 Ho scritto un post su mio marito ma l'ho cancellato. Quando si tratta di lui mi sale la vergogna di una moglie che ha lasciato e non ha il diritto di parlare, anche se ce l'ho perché sono stata ferita - e in generale.
Oggi avevo voglia di parlare con lui e lui non si è negato. Gli racconto di queste nuove esperienze che sto facendo e lui è molto contento per me. C'è ancora un filo che ci tiene legati, di amore e di stima.
Non provo gelosia per le sue nuove donne: che sia ben caldo il suo letto, sempre e se lo vuole.
Giuseppe è stata la persona che mi ha ferita di più al mondo e che ho amato alla follia. Rimane la mia persona preferita e in questo senso la mancanza che prima non sentivo ora la sento, ma come persona, non come moglie.
Ma stiamo pur certi che l'unico motivo per cui odio la mia malattia è averlo perso.


20 Una persona che non era malata mentale mi ha detto che non dovevo definirmi così. Lui è uno psichiatra, io una paziente.
La butto sul ridere: ognuno la pensa come vuole. 
Torno a casa e penso a che esercizio di potere questo psichiatra ha fatto con me: ha provato a definire una malata psichiatrica non nel modo in cui io mi sentivo più a mio agio, ma nel modo secondo lui, in quanto medico, aveva deciso.
Questa nominazione di potere è classica del potere coloniale per creare una distinzione tra me e loro, una invalicabilità decisa da chi può nominare, come quando i bianchi hanno nominato i neg*i, come quando gli eterosessuali hanno nominato gli omosessuali con i nomi più disparati, come gli psichiatri che ci imbottiscono di farmaci.
Sempre un potere che dice noi e un voi che ci viene a screditare già dalla sola nominazione.
Penso che ci voglia coraggio, ingenuità e molta stupidità l'arrogarsi il diritto di nominare come forma di potere chi è in una situazione di fragilità rispetto a chi il potere invece ce l'ha, tanto appunto da nominare.
Lottiamo per l'autodeterminazione del nostro nome e della nostra categoria, anche perché tuttə quellə che ho incontrato sempre matti si son definiti: chi siete voi per toglierci la denominazione? 


20 Non fumo le centos. 
Il tabacco è come se cambiasse, mi lascia un sapore di merda in bocca.
Fumo le Benson blu, quelle normali e le spengo al penultimo tiro, sempre. É una cosa che ho con me stessa, come se il penultimo (e dio solo sa l'importanza del penultimo per me) fosse un momento con dio, un modo per non morire, per una continuazione di vita, un tendere oltre, una possibilità altra. A. si arrabbia, dice che sto sprecando 3 centesimi (scherza), ma quando siamo insieme la fuma lui, l'ultima boccata. 
Mi sento depredata da me stessa, come se si rompesse un patto con dio, una consapevolezza, la mia scelta. 
Ma in fondo che me ne importa?
Tutto così importante per me che starei tutto il giorno a scrivere delle ali dei calabroni, dei gechi che sogno di notte, dei peli che culo perde dalla faccia, del mio amore. Il mio amore che non vuole niente in cambio. Il mio amore scervellato.




19 Sento la mancanza di chi amo. Forse io non mi innamoro, ma amo.
Forse i miei colpi di fulmine sono stati gli unici due momenti in cui mi sono concessa il lusso di essere innamorata. 
Amo, non mi innamoro.
Il disamore è calmo: niente crisi di pianto o qualsiasi manifestazione eclatante, ma solo un grande vuoto. E vorrei dirgli questo vuoto a questo uomo che amo, ma mi riderebbe in faccia e lui direbbe che non è così perchè non è così cattivo ed è vero: lui non è cattivo.
La mancanza che sento è viscerale e mentale. Forse più mentale: in fondo c'è stato solo un bacio in cui non abbiamo sentito niente: lui perché era troppo occupato a non sentire niente, io perché lo sentivo troppo lontano.
Gli ho detto non sentiamoci più e lui ha detto ok, che non è d'accordo ("sai come la penso") ma è così, mai cominciata se non nel mio cuore.
Amo, dunque e forse questo amore è odio per tutte le volte che sono stata rifiutata, ma è amore.
Passata per F. passerà anche per A. a cui vorrei dire "mi manchi" ma non ho il coraggio, per un suo ennesimo rifiuto.


18Abbiamo un gruppo che si chiama "spunti di riflessione" con le riflessioni di padre Epicoco che commenta il vangelo del giorno. Siamo in pochi, soprattutto del gruppo ama.
Io sono atea, ma credo sia più opportuno vedere come oggi ci si rivolge ai fedeli che fare finta di niente e, cosa che dico sempre, bisogna sapere quello in cui non si crede.
Io cerco dio ogni giorno.
Ogni giorno non ci troviamo.
Per rabbia impreco e bestemmio.
Ogni giorno non ci troviamo. 
E nel cuore non lo sento, sento solo la mia tachicardia. 
Ora, non voglio dire che questo mi crea disperazione, ma mi crea spaesamento perché ammiro chi crede tanto e in realtà ammiro anche noi atei perché siamo due fedi contrapposte che vanno in un cammino a braccetto.
Nessuno ha ragione e nessuno ha torto.
Ma io non credo nell'anima e che il buon dio mi salvi. 


18Per ora a casa c'è una epidemia di dermatite tra i gatti. A Culo fottesega, si fa curare sempre. Ma Lulú diosanto. Lulú é matta e sociopatica.  Ti sale in braccio solo se sta effettivamente morendo (come è capitato due volte) sennò scappa. Corre come una forsennata, non la acchiappi neanche con tutta la tua buona volontà. Corre e corre e corre. Ti soffia e corre. 
Sembra la scena di un bambino che deve fare la puntura e scappa per casa per non farsi acchiappare.
Così è la piccola Lulú e lo schifo che provo per questa dermatite non è normale. Lulú l'ho toccata fino a stamattina, che schifo. 
A quanto pare è stata tutta colpa di Adelino che ha fatto abbassare le difese immunitarie a Culo che adesso sta passando la dermatite a tutti. Prego il signore iddio ti prego fa che non venga anche a me.
Sono una madre sconsiderata. 
Ma sticazzi.




18 Sono bellissima. Bellissima. 
Ho il vestito del matrimonio del giorno dell'Unione Civile, ma faccio finta di non pensarci e guardare oltre. 
Ieri mi sono vista tutta intera allo specchio e mi dicevo MA GUARDA UN PO' TUTTA TRUCCATA CHE BEL FIGURINO CHE SONO. 
Non ho né mangiato né bevuto alla festa, troppo gente e troppa vergogna di affogarmi. Bramavo acqua come negli episodi della bibbia, ma non potevo non ascoltare la nevrosi.
Ho conosciuto un ragazzo e mi ha colpito molto una signora di 80 anni che fumava come una turca e ci raccontava che i suoi 3 matrimoni sono falliti e che tutti gli uomini sono uguali. 
Momento divertentissimo quello del ballo. Io ovviamente ben piantate sulla poltrona e nessuno mi ha obbligata, mi vergognavo troppo: la tiritera se non sei brava non lo devi fare.
Le feste sono momenti di piccole gioie, tutto è da scoprire: le facce, le personalità, come uno mangia e fuma, quanto ti guardano negli occhi le persone. E ieri mi hanno guardato tutti in faccia. 
Un dottore mi ha chiesto perché tutta questa mia tensione e gli ho spiegato il fatto del "brava", è stato gentile.
Oggi devo fare una cosa importante. Sarei rimasta a letto a dormire fino a che il Nozinan faceva il suo effetto. 
E soprattutto perché struccarsi quando puoi usare il trucco di ieri sfruttando anche per oggi?
Sono monella. 




17Ieri sono stata seduta nella stessa posizione per 6 ore.
Mi seggo e non riesco a muovermi.
Le gambe sono ben piantate per terra.
Anche questa è una dissociazione: una stanchezza troppo grande da gestire.
Stamattina lo stesso.
Ferma, immobile a guardare fuori. 
I gatti mi girano intorno a non capiscono, mi stanno alla larga credo anche se girano. 
Quando vengono le dissociazioni l'importante è essere lucidi, non lasciarsi sopraffare nella psicosi, ma rimanere vigile.
Con le psicosi accadono le cose più strane: quando sei consapevole pensi "ma cosa vedono i miei occhi? Cosa sente il mio cuore?".
Vedo il pavimento scivolare, vedo l'aura intorno alle persone in un contesto dai toni offuscati, se chiudo gli occhi vedo delle immagini a ritmi cadenzati come se fosse un film dei fratelli Lumiere. E tanto altro.
E poi la dissociazione fa venire sonno perché non ce la fai, il corpo ti protegge da queste visoni e io ho la visione di levitare come fanno i santi: o volo o atterro schiantandomi: ma provo lo stesso a volare senza che ci sia un qualche tipo di volere in me.
"Levito come I santi" ho detto, tranquilla, mi hanno detto, è una psicosi. Ma questa psicosi è troppo bella e romantica, non me la toglierei per niente al mondo, a patto di saperla riconoscere e gestire.
L'umoralitá dei matti è diversa dall'umoralitá delle persone "sane" perché pervade uno stupore, un follia, un andare oltre se stessi in una prova di sofferenza e coraggio a cui non ci si abitua.
Essere matta è una merda, lo dico sempre al gruppo AMA, con i miei amici che per fortuna capiscono e mi stanno accanto.


16Essere bella non è economico.
Tra creme notte e giorno, struccante e trucchi ho speso uno sproposito, stavo morendo alla cassa, non ci potevo credere.
20 euro la ceretta
30 euro il taglio
15 euro la manicure
20 euro la pedicure.
50 euro la nutrizionista per dimagrire
Qualcosa in me si ribella.
C'è una forte parte di me che si ribella a questa follia. Perché è una follia. 
Capisco che lo sto facendo per me, ma in che misura questo risulta vero? E qua non c'entra il transfemminismo, c'entro io e le mie priorità.
Il mio corpo, per dati già annunciati, non è una mia priorità, ma con tutti questi soldi spesi deve essere una priorità, per forza di cose.
Essere allo stato brado ha senso. 
Una donna con cui avere una relazione capisce questa difficoltà che c'è nel relazionarsi col mondo in modo decente, un uomo no. Non può capirlo perché a lui non è chiesto niente. Non deve fare niente.
Noi sforniamo bambini in attesa di essere di nuovo belle come se parte del lavoro lo facesse anche l'uomo.
Essere belle, gradevoli, affascinanti passa da questa spesa spropositata di prodotti e professioniste in bellezza e cura del corpo. 
C'è una femminista di cui non ricordo il nome che cita sempre Murgia. Questa femminista ha combattuto tutta la vita per non essere sessualizzata e capita una dura che ha circa 50 anni, entra in una stanza e nessuno la guarda e lei si sente morire e capisce che tutto quello per cui ha lottato si infrange nell'indifferenza dell'uomo.
Mi chiedo quanto dovrò fare io per essere sessualizzata e per piacere. E se è questo quello che voglio.  Ma dopo aver comprato tutti quei soldi in trucco corro il rischio di essere sessualizzata.


16La parrucchiera mi dice che più di un tot la frangia non me la taglia. Ho 37 anni e mia madre dietro a fare sisisisi. Rimango un pochino scontenta.
Ho ritagliato la frangia, così anche se non mi vedo io vedo i capelli e già va bene per quello che serve.
Le parruccherie sono la salvezza delle persone. Sei in un ambiente protetto, con sole donne che parlano dei propri amori, delle proprie tragedie, dei propri risultati, dei pettegolezzi. É un luogo mistico. 
Adoro le parruccherie.
Entro brutta ed esco che sono rinata, rigenerata, bellissima.
Mi tocco e va tutto bene.




15In amore non ho pazienza ed è assurdo considerato che io e Giuseppe ci siamo attesi per 7 anni prima di stare ufficialmente insieme.
Ma ora non ho pazienza.
Le dichiarazioni d'amore me le fanno solo le persone sbagliate quando io vorrei dare luce alla persona che ho di fronte.
Non ho pazienza, voglio dette forti parole d'amore, essere amata subito, immediatamente, immensamente.
Quanta stupidità.
C'è l'uomo che desidero adesso che ci ha chiesto tempo (ed altre richieste) e io sono spiazzata perché so che ci vorrà tempo, cura, conforto, nascita di un sentimento che non si sa se nascerà.
Ecco, io questa cosa di aspettare per vedere se nascere qualcosa non la so più fare dopo Giuseppe. 
Mi sembra che i miei anni corrano e io devo essere più veloce di loro, ora che ho 37 anni.
É strano perché fino ai 35 anni c'è una sorta di muta consapevolezza che a 37 diventa certezza, cioè che non puoi più babbiare,  sei fatto grande, devi avere certe certezze, attitudini, responsabilità. 
E io che sono matta sono esentata da tutto questo, posso scrivere in santa pace ma ora, adesso. Prima sono stati anni di sacrifici per fini non raggiunti, fallimenti su fallimenti.
Ora che ho la responsabilità unicamente di stare "meglio" posso. Posso tutto perché nego tutto da sola. 
Desidero quanto desidera il disperato. Ma io sogno un amore, di un uomo che forse non mi vuole.


15Ho delle regole categoriche: non mi sposerò più + non voglio avere figli.
Ho lottato una vita per avere una vita psichica decente, non voglio eventi che scombinino la mia quiete perché sarebbe tempesta.
Mi capita SEMPRE di incontrare un uomo che dice “eh ma io i figli li vorrei” e se questo uomo mi piace io gli dico dai andiamo dalla psichiatra e vediamo che ci dice.  Non affermo il mio convincimento, ma credo al suo. Così per la depilazione: non ti piacciono i peli? Non ti preoccupare tesoro mi troverai liscia come la seta.
MA PERCHÉ?
Siamo state così abituate a compiacere uomini mediocri che facciamo in modo di accontentarci a tutti i costi. Dobbiamo essere mogli e madri “perché sennò non ha senso che stiamo insieme".
La donna che non vuole sposarsi (ri-sposarsi nel mio caso) e che non vuole avere figli è vista con sospetto, come fosse una strega, già anticipatamente vecchia da non attrarre più nessun uomo perché non può tranne profitto. 
Io che sono matta dovrei badare ai figli e cucinare e badare alla casa e fare la spesa e andare a prendere i pannolini. Perchè un uomo mediocre non mi direbbe mai “guarda ci sono qui anche io facciamolo insieme”. Dovrei fare tutto io perché io a casa non faccio niente quindi devo ripagare il mio non fare niente. 
A tutti gli uomini ho detto sí. Sí, lo faccio per voi: mi depilo, voglio bambini, voglio fare la moglie di casa, voglio tutte queste cose. 
É una bugia.
Siete una bugia.
Ci casco sempre.


15 Allora, tutti abbiamo capito che c'è questa persona che mi piace.
Questa persona che mi piace mi manda questo meme. 
Io penso che sia uno scherzo di quarta categoria. Penso sia un modo per prenderla a ridere. Ma ridere per cosa?
Dopo che mi sono aperta me ne sono pentita, non si dovrebbe mai aprirsi davanti a uno sconosciuto e questo F. anche se me l'ha insegnato io ancora non imparo.
Dunque mi apro. Lui mi dice che non mi vuole, per una serie di motivi.  Ma non mi vuole. Ci diamo un bacio e non mi vuole: "non ho sentito niente". Gli chiesi di non sentirci più, non era d'accordo. Allora abbiamo continuato a sentirci.  Io la mia dignità non so dove l'abbia riposta. Sarebbe bastato quel "non ho sentito niente' per allontanarmi o rimanergli amica. Ma con questo meme non è possibile neanche questo perché si tratta di una persona che ride sul tuo sentimento, ride dei tuoi innamoramenti, ride e basta. Mi dice "stavo scoppiano a ridere in sala": cretino.
L'ennesimo cretino incontrato sulla via.
E di uomini mediocri ce n'è tanti, mi pare di ascoltare Murgia quando dice che lei sa degli uomini mediocri perché è stata con tanti di loro.  E io sono d'accordo. 
Somo rari gli uomini che alla fine della fiera non erano mediocri. Mio marito, Sasha, Gabriele. Tutto si riduce a questo dopo 37 anni di conoscenze.
Uomini mediocri, dunque.
Una pena infinita, per loro più che per me. Si accontentano dei brividini della pelle per gestire un sentimento, la testa chissà dov'è e il cazzo dà le informazioni utili.
Io uomini mediocri non ne voglio più. Cerco la salvezza e la sanità e questo, questo meme non può né darlo né toglierlo.




14Il punto più alto della mia carriera l'ho avuto con Vanessa Beecroft.
Ci sono artiste per cui ho perso la testa: Mendieta, Abramovic (la prima e poi con Ulay), Pipilotti Rist, Rebecca Horn, ecc.
Queste artiste sono tutte nei manuali di storia dell'arte contemporanea perché davvero hanno fatto la storia.
Poi mi capita sott'occhio Vanessa Beecroft: le sue immagini sono potenti, mi piace tantissimo.
Capirete il mio stupore quando mi mandano in conferenza stampa per l'ultima sua mostra a Palermo a Palazzo Abatellis.  Ero in sollucheri. Mi accompagna Giuseppe, come sempre.
Sono emozionatissima, non riesco a stare ferma sulla sedia. 
La conferenza inizia e tutto crolla. Crolla ogni mia aspettativa, ogni mio rispetto.
Leggiamo il pensiero dell'opera e io rimango sconcertata e capisco che Beecroft non solo non sa parlare in pubblico, ma ha delle idee protofasciste.
Lasciano spazio alle domande. 
Le prime sono mosce, le classiche domande per i giornaletti di serie b. Ma io sono la critica di Exibart quindi vado giù duro con due domande, le parlo del trasfemminismo e di come "cazzo di è venuto in mente con la terza ondata femminista di fare un'opera così?".
Abbiamo uno sconto diretto, acceso, a tratti pungente. Lei mi sfancula ma si accelera, divampa. 
Morale: non credere ai manuali, dicono un sacco di fregnacce.


14L'estetista non ha lo smalto nero.
Come sempre mi trovo impreparata e distratta. Venerdì ho una festa e voglio essere bellissima, ma senza smalto nero.
Ma penso ad Erika che mi fa piedi e penso a quanti piedi avrà toccato, i piedi dei vecchi, gli occhi di pernice. Penso a quanto debba fare schifo occuparsene.
Lei è professionale, non è curtigghiara.  É dolcissima. Lei è quella che mi ha fatto la ceretta quando avevo 11 anni. Ci abbiamo messo due ore: avevo il bosco e il sottobosco, a quanto pare. I peli non si levavano. É stato dolorosissimo e divertente. In qual momento sono diventata donna: mestruazioni e ceretta.
Si diventa donne tutte insieme.
Il periodo più brutto è quando compare il seno: sei tutta capezzolo, esce per primo questo, il resto rinviene dopo.
Diventare donna è faticoso. Sei abituata ad obbedire alla famiglia, ribellarsi è quasi impossibile: ti danno della strega.
Diventare donna è sottostare agli occhi degli uomini, sottostare alla loro voglia.
Diventare donna è una merda. Forse volevo morire da bambina, tanto già avevo gli stessi problemi, meno evidenti fuori, interi nel mio interno.
É strano vedere Erika a casa. É come se ridiventassi donna pure io. Mi do una possibilità. E senza Erika questo non avrei potuto farlo.




14 Conosco questo ragazzo in botta dai farmaci. L'incontro avviene all'Asp. Lo saluto e mi innamoro istantaneamente: un colpo di fulmine. So che non lo rivedrò mai più quindi faccio spallucce e me ne vado.
Poi arriva il 6 giugno e siamo a casa di mamma. Facciamo il gruppo Ama e poi festeggiamo il compleanno della dottoressa che ci segue.
Ed ecco che spunta, senza barba e baffi, il gel sui capelli ma non da effetto pomatato.
Mi dice "sono venuto per te" e mi si accende un fuoco. Lui è bipolare, ma mi dice "fanculo la malattia, io sono un artista": suona il basso.
Parliamo tutta la sera e ci baciamo come due ladri, di nascosto dagli occhi degli altri e mi sorprende quando mi bacia a stampo davanti a tutti quando se ne va.
É durata un mese.
Infiniti messaggi, lui che veniva a casa mia, faceva pasta aglio e olio e poi si lavava i denti per la mia allergia.
Il momento più bello della nostra relazione è stata essere distesi sul prato sotto gli ulivi a parlare di Miller.
Quando lo vedo mangiare mi disinnamoro e dopo 5 giorni mi dà fastidio come fuma.
I miei soliti fuochi di paglia.
Ma ho fatto un delirio quando non mi ha voluta più.
La malattia si è impossessata di me, è stata una tragedia.
Lacrime, disperazione, crisi abbandonica, ma non era lui che volevo, era l'amore nel dormire la notte con qualcuno, delle carezze, dei sorrisi.
É finita malissimo e menomale che è finita.
Quando ti viene detto che "la mia unica relazione è con il mio basso” capisci di avere davanti un narcisista o forse solo un coglione.




13 La mia solitudine è interrotta dai gatti.
Se decido di andare a leggere in poltrona, per esempio Pessoa come stasera, e un gatto mi sale di sopra, scombino i miei piani e divento tutta sua o tutta loro.
Il calore che mi danno queste canaglie è più forte di ogni parola di consolazione.
Non c'è bisogno di piangere o parlare: loro sanno sentono e in base a quello che sentono si muovono di conseguenza.
Frilli, Lulù, Culo e Adelino sono la mia famiglia. Una famiglia anche rigida per certi versi, con delle regole territoriali ben precise, con cacca a terra per necessità categorica.
Sì, mi interessa tutto, è tutto nuovo anche se dura da 9 anni. 
Li guardo stupefatta. 
Quasi con orgoglio di madre segno i miglioramenti. Segno le monellerie in meno. Segno quanto sono cresciuti, quante fusa fanno, quanto le mie gambe si addormentino al loro peso, a quanto riesca a stancarmi dei pasticci che combinano.
Gli animali non sono meglio delle persone. Sono altro. Amano davvero perché non vogliono niente in cambio. Almeno loro. Loro neanche il mangiare vogliono. Vogliono stare così, insieme e insieme a me, commuovendoci.


13 Essere una donna sposata non so cosa significhi. Mio marito il giorno dopo il matrimonio si è trasferito a Napoli per lavoro. Ho passato 6 mesi sul divano: questo è stato il nostro viaggio di nozze. Primo e secondo ricovero.
Non ne potevo più di stare senza di lui allora decido di andare a Napoli. Sto 3 mesi a letto perché casa sua era un rettangolo con un letto, un angolo cottura e un bagno, il tutto senza finestra. 
Io mi aggrappo all'amore. 
Mio marito mi presenta orgoglioso "lei è mia moglie " e io sono contenta di questo appellativo, sembra che renda più salda la nostra unione. Ma eravamo infelici.
Forse ci siamo lasciati perché eravamo infelici in quella stanza da 15mq. Forse eravamo infelici quando abbiamo smesso di fare l'amore perché io mi sentivo violata. Forse eravamo infelici di abitare tutti e due a Palermo, poi, in una casa dove non ci poteva essere privacy. 
Io e mio marito siamo stati estremamente felici, alla follia.
Ma la pelle si è decomposta e per sempre è diventato "un attimino" dove tutti i ricordi non bastavano più.
Se guardo indietro rifarei tutto, se guardo dal primo ricovero tutto si è rotto, non farei più niente, lascerei le cose al caso come mi sono lasciata andare io al degrado per tutti quei mesi.
Non sono mai stata moglie dentro di me, ma sempre compagna. Come compagni avevamo un senso, come marito e moglie abbiamo forse distrutto il nostro amore o almeno l'epilogo non sarebbe stato così frustrante e doloroso.
Io non credo nel matrimonio.  Il nostro è stato un contratto d'amore antipsichiatrico affinché lui potesse entrare in ospedale qualora mi ricoverassero. É stato un atto di coraggio per guardare in faccia la malattia. E questo nulla me lo nasconderà alla mia mente.
Però ecco, io moglie non sono mai stata.


13"Tu hai qualche problema sessuale, ora addivintavu pure frocio".
Direi come Nanni Moretti che le parole sono importanti. Non lo dirò. Bisogna capire il potere delle parole e capire che esistono gerarchie di nominazione. Sono gli eterosessuali ad aver inventato questa parola, per distinguere noi da "loro". Come i neri sono stati chiamati "neri" perché distinguerli dai bianchi, con una nominazione di potere.
Il politicamente corretto, mi perdonerete, serve a smettere di usare parole come disabile, ne*gro, frocio, checca. Sono parole che si continuano a usare per esercitare il proprio potere su di una minoranza che esiste e si dovrebbe nominare per come loro si sentono. 
Per quanto riguarda i "disabili' è allucinante che ci siano persone che ci chiamino "mongoloidi" noi rispettando la categoria. E invece di mongoloidi o disabili si dovrebbe dire "diversamente abili' per darci una possibilità nel fare, non un ottundimento catastrofico.
Dovremmo pensare sempre alle parole che diciamo, per non esercitare più l'egemonia linguistica che ferisce e ammazza la minorità.


13Ho ricominciato a scrivere poesie.
Mi sento potentissima, piena di commozione e oltraggio verso me stessa.
É ufficiale: la scrittura è tornata in me, con tutte le sue complicazioni, con tutti i suoi desideri negati.
Scrivo per un amore non corrisposto, per un uomo androgino, le cui non risposte durano anni, le attese giorni, le mancanze settimane. 
Mi viene una poesia di Wislawa:
Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.
Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.
È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
su questa questione aperta.


12Incontro lui ma penso a lui.
Allora lui se ne va in una notte sbagliata.
Non sei lui, ho detto a lui.
E se ne va in una notte sbagliata.
So dire anche di no.
Niente macello di sangue.
No.
E mentre dico no mi pento, potevo elemosinare l'innamoramento che non voglio, passarmi il tempo, la notte.
Invece i gatti e un nuovo libro, la mancanza, il pigiama che ho rimesso, le medicine, il Nozinan che non devo rimandare. Le sigarette, la puzza di fumo, la lampadina che si sta fulminando, l'acqua Serricella, le troppe borse sulla sedia, il decaffeinato a quest'ora, la noia.
Potevo evitare la noia, in una notte sbagliata.




12La causa della mia sciatteria sono lo stupro e la malattia mentale.
Dopo lo stupro ho iniziato a indossare abiti molto maschili, larghi, le forme non si vedevano. Mi ricordo una estate di moltissimi anni fa che andavo a mare con le Dr Martens per non fare vedere neanche i piedi. Il costume era una agonia, davanti a tutti ero come tutti ed era un bene ma non accettavo gli sguardi accattivanti dei maschi. 
Sempre vestiti larghi, sformati. Ero la disperazione di mia madre che quando adesso mi vede a volte "sistemata' si emozionata ad uscire con me. Tanto quanto si vergogna quando puzzo.
Quando puzzo mia madre non mi sopporta, mi obbliga a farmi la doccia perché io da sola non ce la faccio e la psichiatra a volte, mi ha detto, che è per gli stupri le persone cambiano la propria percezione con l'acqua.
Quando mi hanno ricoverata la prima volta al policlinico mi hanno presa in condizioni pietose: ero sul divano da 25 giorni e non mi lavavo dai medesimi.
La mia puzza mi piaceva, perché la puzza allontana le persone e ti fai terra bruciata intorno. 
Stupro e malattia mentale hanno creato un mix potentissimo di sciatteria, irreparabile.
L'autodeterminazione femminista è forse, per me, una scusa per lasciarmi andare? Forse sì.
Ho deciso di depilarmi, farmi le mani, truccarmi un po' , vestirmi non come una scappata di casa.
Prendersi cura di sé è anche questo. Tenere la casa in ordine, areare casa, pulire la lettiera ai gatti, lavarmi e vestirmi ogni giorno.
So che ce la posso fare. 
Ma la fatica?




12Ogni volta che ascolto Alanis Morisette penso a Davide Foster Wallace. Era a quanto pare la sua cantante preferita.
Wallace si è suicidato.
É strano come i miei tentativi di suicidio siano falliti e il suo si è compiuto, come quello di Woolf.
Mi piacciono gli scrittori che si ammazzano.  E io neanche lo so. 
Leggo un libro, me ne innamoro e poi scopro il misfatto o il fatto, insomma.
Ho letto Infinite Jest 9 volte perché ci sono 9 modi per leggerlo o almeno così mi è sembrato di considerare.
Infinite Jest, ancora più della bibbia (bisogna sempre conoscere quello in cui non si crede) è il libro che leggo quando sono confusa. Quando sono a pezzi e non mi ritrovo per l'angoscia allora leggo Infinite Jest dall'ultimo punto in cui l'ho lasciato in poi. Il delirio può durare giorni o settimane, settimane di delirio interno, ché se fossi in manicomio forse mi imbottirebbero di Serenase (come già fecero) e quantomeno sarei in ipercontrollo, legata no: sono "una paziente ideale" a quanto pare. 
Ché poi non è neanche vero, perché al policlinico ho rotto un carrello e mi stavo uccidendo con una testata a uni spigolo e mi hanno dovuta fermare.
Sto leggendo poi "L'altra verità " di Alda Merini. Le sue considerazioni sono così identiche alle mie da averne paura, con la differenza appunto che su di me non hanno sperimentato alcuna cura (è proprio vero? Fare a sgarra e inserta con i farmaci in modo giornaliero non è sperimentare una cura?) e che non mi hanno legata. L'altra differenza è che non ci facevano mettere al muro a lavarci con le pompe.  Ma per il resto la contenzione è uguale.
Anche Wallace è stato in centri di recupero per la sua tossicità. Quanta comunione di beni.
Wallace si è ammazzato, però. Io e Alda vivacchiamo in questo inferno che è il giorno, scrivendo, leggendo, vedendo una faccia qualche volta, con la casa che fa puzza di fumo.




11Mi sembra di aver vissuto già questo momento 
Da papà
Sulla panchina
Ad aspettare A.
Ad aspettare mio padre
Nell'indifferenza di Silvia
Le moine dei gatti
Io con il cellulare mentre fumo una sigaretta 
E accendo le luci di fuori


11Mio padre mi ha detto che non sono bella come un tempo e mi ha regalato un fiore. Una Pomelia citrigna e senza odore.
Lei fiorisce e io svaniscono nelle mie prime rughe.




11Jünger ha scritto un libro bellissimo che si chiama "Il libro dell'orologio a polvere".
Vengono analizzati 3 tempi: il tempo solare, il tempo della clessidra e il tempo dell'orologio meccanico.
Del tempo solare è inutile che vi parli, sappiamo tutti cosa sia. Ma il tempo della clessidra e quello meccanico sono davvero interessanti.
Il tempo con l'orologio meccanico è un tempo lineare e ogni clic dell'ingranaggio fa sì che il tempo vada verso un futuro senza possibilità di ritorno. Gli appuntamenti si possono spostare, si possono rimandare e intercambiare proprio perché non cambia niente. É un tempo vuoto senza sostanza in cui comprendi quanto la vita ti stia sfuggendo di mano. 
E poi c'è il tempo della clessidra. Ecco, io me ne sono innamorata delle clessidre. Ho comprate migliaia di clessidre: chiaramente i gatti le hanno rotte quasi tutte e questo mi ha fatto interrogare sul mio di tempo, come lo uso e come lo vivo. Il tempo della clessidra è un tempo che cade, sì, ma che si raccoglie e raccogliendosi ti fa capire che ogni tua esperienza sentimento conoscenza non sono state vane. Si raccoglie tutto nel bene e nel male. Questa considerazione è talmente banale da amarla alla follia. 
Dicono che Jünger sia un nazista. Non lo é: è solo un ricco conservatore che durante la guerra ha provato droghe e catalogato insetti.
Gli voglio bene come a un amico, ho letto tutti i suoi libri e senza il suo supporto non avrei pensato alla maggior parte delle cose nella mia testa. 
Ma un'altra clessidra non la compro.


10Oggi è la giornata mondiale della salute mentale. 
Ho letto articoli in cui si parlava dello sconcerto di questa giornata come concetto inopinabile. 
Anni fa Lorenzo Marsili, mio acerrimo nemico da un punto di vista intellettuale, scrisse un articolo in cui affermava che la depressione è una malattia epidemica. Se avesse letto Gay (con tutte le problematicità del caso) saprebbe che in America si usa il concetto di "epidemico" pe avere finanziamenti dallo stato: anche l'obesità, per dire, è epidemica (cito sempre Gay).
Ci sono tutta una serie di persone che si sentono intellettuali che sparano a zero su alcune tematiche senza neanche aver mai parlato con una persona malata psichiatrica. 
Marsili affermava che la tristezza è sinonimo di depressione: smentisco. La tristezza è la tristezza, uno stato umorale ben differente sia dalla melanconia che dalla depressione. Non è un virus che ci prende tutti, non è una roba concettuale.
Questi intellettuali fenomenali e dozzinali sicuramente nella loro vita non sono molto state a contatto con persone con una malattia psichiatrica (e se ci sono state il loro rigetto fa rigettare me).
Se è pur vero che sia uni schifo che esista la giornata mondiale per qualsiasi cosa, è vero anche che ci sono persone, per esempio al gruppo AMA, che non vedono l'ora di fermare le persone per strada per sensibilizzarle. 
Scendere a manifestare al Disability Pride è un giorno per manifestare tanto quando questa giornata, importante dal punto di vista della prevenzione e della salvaguardia non solo dei soggetti fragili ma anche dei loro caregiver per evitare il tracollo.
É questo un giorno in cui leggere Basaglia, leggere Alda Merini, commuoversi con i testi antipsichiatrici, per parlare, per parlarne, per parlarci.
Siamo messi a tacere continuamente e imputati ai telegiornali solo quando "uno di noi" ammazza qualcuno.
E ripeto, oltre a essere uno schifo perché ci vorrebbero chiusi da qualche parte, invece in culo a voi, andiamo nei belvederi a parlare di piante e poesia


10Giorgio mi ha detto che è "male" che io non sappia lasciarmi andare al gioco e che il gioco dovrebbe essere una pratica ricreativa costruttiva.
Fatto sta che ieri ero con una persona che mi racconta per un'ora i suoi live di giochi di ruolo. La sua enfasi, il raccontarmi aneddoti, vestiti, cianfrusaglie mi crea un'emozione fortissima. Mi sento gasata anche io per una cosa che ho fatto una volta sola e per vergogna mi sono ritirata.
Giocare non è da tutti. Io non ci sono mai riuscita. 
Mamma da piccola mi portava alle giostre e nemmeno in quel caso riuscivo a lasciarmi andare: avrò avuto 2 anni, ero sempre incazzata. Io mi divertivo da sola dentro il box con i libri e chicco ed ero felice.
Io non so se è la mia malattia che mi blocca: con questo dovrei accettare il fatto che io abbia iniziato a star male molto presto.
Ma ecco il gioco, qualsiasi gioco, io muoio di vergogna. Anche giocare a scopone e tivitti. Perché mi impongo di raggiungere standard altri in cui mi viene detto che sono brava. Non mi importa del gioco, mi interessa il "brava".
É una cosa così che mi viene da urlare, ma non so urlare, non so fare neanche questo.
La mia estrema incapacità mi crea invidia e sto scoprendo, man mano che scrivo, non ora, in generale, che l'invidia è un sentimento che mi appartiene. Invidio chi sa fare qualcosa che io non ne ho ma benché minima idea.
Invidio Fra per la sua fede, invidio la persona di ieri perché sa giocare, invidio Giorgio per la sua capacità di stare fuori.
L'invidia è una cosa orribile ma forse più che invidia è una gelosia che mi mangia dentro e che in effetti non ha nessun dolo come invece l'invidia ha. 
Ci devo pensare.


9Disamorarsi è qualcosa di triste. Ginzburg dice che ti fa sembrare gli uomini tutti cretini. Il ragazzo che mi piace mi dice "ma noi siamo tutti cretini". Forse Ginzburg ha dato un alibi ad ogni uomo.


8Lo specchio è un oggetto che sto scoprendo da poco. 
Dalle multiformi forme ti riflette.
Non è una così scantata che lo sottolinei. Perché per 37 anni io non mi sono vista allo specchio. Mi specchiavo e non vedevo niente.
Non era quella sensazione che ti induce a vederti più brutto più bello più "qualcosa': non vedevo niente, lo specchio era vuoto. 
Quindi di fatto non ho mai capito chi ero e tutt'ora non corrispondono molte cose.
Ho iniziato allora in forme di protesta verso me stessa, a riempirmi di piercing e allo specchio li vedevo e sapevo che quella era la bocca, quello il naso, quelle e orecchie.  Andavo per tentativi. 
Questa è una cosa che in psichiatria non si come si chiami e nemmeno mi interessa, d'altronde. Succedeva e basta.
É capitato che qualche tempo fa mi sia fatta la foto alla pancia e abbia scritto un post: quella era la prima volta che mi vedevo: un corpo conforme e informe che non sapevo raccontare. Ero stupita, emozionata, contenta da questa scoperta dello specchio. 
Qualche giorno dopo mamma mi stava asciugando i capelli e mi vedo in tutto il mio splendore: posso dirlo, sì, splendore.  Mi vedevo bella di una bellezza antica, come Jane Eyre. Le labbra disegnate come le sopracciglia, linee perfette, i denti un po' macchiati da caffè e sigarette, il naso con la gobba, i capelli morbidi, delle belle tette. Ero bella e sono bella. Mi stupisco enormemente.
Oggi ero davanti allo specchio e ho visto le stesse cose e credo sia giunto il momento di levare gli ultimi piercing per vedermi senza processi di riconoscimento.


7Io e Giuseppe la mattina ci alzavamo, prendevamo il caffè e leggevamo i giornali. Commentavamo ogni giorno i fatti del giorno.
Era un esercizio quotidiana di politica, di messa in discussione, di saper argomentare la propria tesi, affrontare la tesi dell'altro.
Molto spesso eravamo d'accordo, molto spesso no.
Quando potevamo stavamo quasi tutta la mattina a parlare, a leggere libri che potevano essere utili per la decostruzione. 
Poi c'è Giulia. Con lei abbiamo fondato “Il femminile”,  un atto trasfemminista con molti articoli e racconti, esperienza durata due anni e finita, credo,  per colpa mia quando ho attaccato una compagna. 
Con Giulia io mi sento al sicuro perché posso fare i discorsi che ci servono per combattere il patriarcato anche in una posizione dolente come la nostra. Senza Giulia io i 3/4 delle cose trasfemministe non le avrei capite probabilmente, ma parlando ci siamo insegnate a vicenda i nostri saperi.
Ma con Giuseppe ci siamo lasciati e Giulia sta a Roma con un lavoro per fortuna che le dà uno stipendio che abbia un senso.
Adesso sono sola.
Non apro più i giornali, non ho più degli interlocutori seri con cui mettere a critica il fascismo di questi tempi, l'orrore del genocidio.
Io non voglio parlare di politica, ma vorrei rifare politica e militanza come qualche anno fa. Ma è tutto morto. 
Ascolto Murgia e trovo il suo modo di argomentare strepitoso e io adesso so solo dire quattro frasi sul femminismo.
Cresce una disperazione in me enorme. 
Con Carola parlavamo della cura, con Margherita parlavamo della depilazione, con Enrico litigavamo su come i romani stiano facendo una lobby a Palermo per insegnarci come si fa politica.
Litigavo per la politica.
Mi sono sposata per un atto politico di antipsichiatria.
Non so dove sono.
La politica come malata psichiatrica la puoi fare da solo?
Forse sì.
Devo capire come


7Avevo 13 anni.
Quindi basta sapere questo.
La meccanica è stata, banalmente, come si vede nei film.
Una cosa me la ricordo nitidamente, cioè il rumore della pastina con cui avevo fatto una collana sparsa per terra.
Dopodiché ho rimosso tutto.
Allora, almeno.
Oggi torna più prepotente che mai perché ne parlerò con la psicoterapeuta e là saranno batoste.
Una persona che subisce una violenza di questo tipo rimane senza parole. Sono tutti atti i suoi. 
Ho parlato per la prima volta dello stupro alla mia famiglia 3 anni fa. Per fortuna non c'è stata commiserazione ah poverina tu, ma una presa di coscienza collettiva che mi ha dato il supporto necessario per andare avanti. 
Ma per 15 anni e forse di più l'ho tenuto con me. Non ho denunciato perché io con gli sbirri non ci parlo.
Gli stupri, i femminicidi, il catcalling sono tutte violenze che quasi ti sembra di meritare, per come ti vesti, per come camini, per come ti acconci ci capelli. Pensiamo in fondo che ce lo meritiamo e come dice Murgia cambi il tuo modo di vestire, di apparire, di essere per non essere inquietata da un uomo.
Io ho avuto 2 stupri, richiesta di pompini pagati da persone che si fermavano per strada quando ero minorenne, appostamenti, il cui più terribile fu quello sotto casa da parte di un signore della nettezza urbana che dalle 7 mi ha aspetta fino alle 2 per poi sbucare da una macchina inseguirmi.
La paura che le donne provano non è una fantasia.  Davvero ci sono mille elementi per far sì che una donna abbia paura. E quando lo racconti a un uomo di cui ti fidi ma che non ha provato a mettersi in discussione ricevi solo muri altissimi che non puoi scalare.
Non so se sia giusto denunciare z nei casi più estremi sì. A me è bastato stare una settimana a letto, a quanto pare mi ricorda mamma, io non ricordo niente.
Parlare di stupri agli uomini amici dovrebbe essere quell'atto di consapevolezza che li induce a mettersi in discussione per provare, almeno loro, a fare meno paura. Paura di essere seguita, paura di essere toccata, paura di essere molestata con parole anche piccole. 
Il patriarcato incombe. 
Stiamo dimenticando le manifestazioni per l'aborto, per i femminicidi, per le persone transessuali, le manifestazioni queer. Stiamo dimenticando di scendere in piazza (ridicolo detto da me che non ci scendo). Stiamo dimenticando che siamo donne stuprate, molestate, avvilite.
Rileggo “Scum”, unica porta possibile.


6Una delle 5 pile di libri che ho iniziato e mai finito.
In ordine: bell hooks, Canetti, un libro che non so, Morante,  King,  Albinati, AMORE TRAVOLGENTE, Merini, quella cretina di Anna Karenina, Pessoa e Puskin.
Ho deciso che fino a gennaio non compro libri. Non so più dove metterli, a parte che nella mia testa. Sono circa 30 libri quelli che ho iniziato e non ho concluso perché ogni nuovo arrivato fa scomparire il già noto che io tradisco immoralmente, senza giustificazioni. 
Avrei voglia di posarli tutti, di ricominciare una vita da zero, una di quelle vite non mie ma che mi rendono partecipe della vita di altri. Ma le voci delle autrici e degli autori mi parlano, mi fermano, mi inducono a pensare di farli rimanere là, ci sarà il giusto momento, forse proprio tra ottobre e dicembre. 
Mi dilanio su questa storia. E mi sembra una benedizione perché non penso ai problemi veri che mi attanagliano l'esistenza. Esempio: oggi sicuramente avrei dovuto parlare del mio stupro dei 13 anni e non ce l'ho fatta ad andare a psicoterapia. E invece di pensare a questo, ringrazio dio che sto pensando alle voci degli autori e delle autrici che non mi fanno demordere, che mi regalano la possibilità di una vita altra, fortunatamente non mia, in una condivisione del dolore, quando c'è.  Ma tanto c'è sempre. 
I libri sono zeppi di dolori non tuoi, ma tu te ne assumi la responsabilità per portare ai posteriori e ai contemporanei quel messaggio x. Fondamentale. 
Tranne Anna Karenina che di messaggio ce n'è uno solo, cioè che l'ennesimo uomo si arroga il diritto di inventare una femmina che forse è un po' testa di cazzo, anche se ancora non l'ho capito.




6Questa è una delle 3 tazzine della mia vecchia casa.
É ed era la mia tazzina preferita.
Bombata al punto giusto, alta al punto giusto, conca al punto giusto.
Ricordo nitidamente tutte le persone che hanno bevuto da queste tazzine: Giuseppe che lasciava "il richiamino" cioè una goccia di caffè per la sigaretta successiva; e poi ricordo Wilson che se la riempiva fino all'orlo.  
Non so perché tra tutte le bevute ricordo quella di Wilson in particolare, forse perché pensavo gli sarebbe scoppiato il cuore con tutto quel caffè. 
Da casa vecchia sono arrivate anche le mie tazze antiche, ma di loro non me ne frega niente.
Mi interessa solo di questa tazzina bianca, lucida, senza crepe.
Ora, io non so perché scrivo di una tazzina. Sarà che ho ripreso a scrivere e mi interessa tutto e tutte le cose che vedo, ma questo mi pare proprio esagerato. 
Una tazzina.
Ma chi se ne importa?




5Io ho paura di morire.
Stop. Punto. 
Ipercontrollo così tanto la morte da aver provato il suicidio 4 volte. Ma solo l'ultima volta, quella in cui ero lucida e non in psicosi, ho capito che era meglio la vita.
Ora ecco io sto male e tutto quanto ok, non vado in piazza perchè sto male e ok, ma vedere tutte quelle persone su eye.of.palestine che muoiono in 2 secondi mi fa impazzire. É fuori controllo tutto.
Muori. Muori e basta. Muori ed è ok così. Sei bambino o grande, Muori. Muori. 
Se per me "la morte è insopportabile per chi non riesce a vivere" per loro è una maledizione sulla testa.
Ho provato a pensare a una persona palestinese depressa. Come si comporta adesso una persona palestinese depressa? Cosa fa? Rinsavisce? Di colpo si aggrappa alla vita? Come fa? Cosa fa? Dove va? Dove sono i matti palestinesi?


4"Che lingua parlava dio?" mi chiede Giorgio alla grotta di santa Rosalia. Io non rispondo. Non so cosa dire. La sua profondità mi spiazza e mi fa commuovere.
Accendiamo i ceri e decidiamo che ognuno di noi dirà una preghiera personale ad alta voce e poserà il cero nel mucchio. Io sono esentata in quanto atea.
Le preghiere sono bellissime, vorrei tatuarmele sulla lingua e ripeterle anche io. Questa fede mi fa vacillare, li invidio, vorrei essere anche io come Giorgio, Giusi e Francesco. Il dio che maledettamente cerco e non trovo. 
Poi entriamo nella grotta, gli ex voto mi fanno piangere, ma nascondo la commozione e nel frattempo loro si bagnano col l'acqua benedetta con un candore da neonato.
Scendiamo. Ci prendiamo un caffè. Caffé chiama sigaretta. Fumiamo. Fumiamo sempre io Giorgio e Francesco. Fumare insieme ci fa sentire più uniti. Loro sono i miei amici schizofrenici.
Poi Francesco esprime il desiderio di regalarmi un tao. "Fra, io non credo" "e io te lo regalo lo stesso e lo chiudi in un cassetto, ma te lo voglio regalare".
Mi prende un tao benedetto e mi ricordo che il tao è la croce di San Francesco e oggi un Francesco mi ha regalato un tao.
E mi sono ricordata anche che questa è la prima volta che esco coi miei amici dal mio ultimo ricovero, a febbraio. Cazzo, non esco da febbraio. Cazzo. Cazzo.
Mi scappa una bestemmia, la dico sottovoce. Poi guardo il tao e penso che non sono coincidenze che Francesco mi abbia regalato il giorno di San Francesco, l'unico santo uomo che mi piace, un tao nel giorno in cui riprendo a uscire.
Infilo il tao al collo. Siamo tutti felici in quel momento e Giorgio dice "chi è felice è pazzo e io sono pazzo perchè sono felice".




3Questo è il quadro più bello che ho fatto. Ancora imballato, non lo sballerò per fare bene una foto.
Si chiama "la pittura divora" che era una frase che ha detto Suzanne Valadon che era una pittrice che si prostituiva per campare. E io ho sempre avuto tanto rispetto di chi si prostituiva per campare e fare arte. Penso che la prostituzione sia un tema caldo e complicato che non tratterò, ma vi consiglio il libro "prostitute in rivolta".
Dunque "la pittura divora".
Ho fatto un ciclo di 30 quadri chiamati "carne": erano 30 nudi.
Ero brava a dipingere.  Davvero brava. Ma Alberto Garutti mi disse che i miei quadri facevano schifo, una volta arrivati a Milano, così smisi di dipingere e mi dedicai alla critica. Per me il valore delle parole di Alberto valeva più di qualunque cosa quindi lo ringrazio, dovunque esso sia. 
Oggi il signor Rosario, il capo trasportatore, aveva messo al contrario il quadro. Poi si accorse del fatto e lo raddrizzò. "É bellissimo" mi disse. E io mi sono commossa perché lui aveva capito quello che neanche io voglio capire più. 
Nella mia carta di identità c'è scritto "pittrice". Non lo cambierò mai: sono questa.




3Non ho salutato casa.
Avrei voluto scrivere un post in cui cito quella merda di Morgan che però scrive "un ultimo sguardo all'arredamento e chi si è visto si è visto".
Invece non ho salutato casa.
37 anni di tormenti e gioie.
Ora è tutto qua, a casa nuova, senza un senso, sigillati, si vede ogni imperfezione, i divani graffiati dai gatti prima che conoscessi il dissuasore, i lumi bellissimi, i tappeti che fanno caldo. 
Ma quante cose abbiamo accumulato? Quante cose abbiamo? Quante cose ci sopravviveranno? Quante cose continueremo ad amare?
Hanno portato anche il mio quadro, quello che si chiama "la pittura divora”, dopo il quale - o quasi - smisi di dipingere per motivi genitoriali e per motivi di dolore. Ogni quadro era un parto. Ogni trasloco è un parto. Questo è il terzo.
Nel primo abbiamo spostato quasi tutto a casa nuova di mamma.
Nel secondo io ero appena uscita dall'ospedale e mi misi a fare pacchi piangendo, la vita mia e di Giuseppe era distrutta e dovevo fare anche i pacchi per lui. Ma ho arredato casa nuova quindi dopo mesi mi sono abituata. 
E adesso il terzo, con la casa completamente vuota. 
Somo rimaste le piante, le lascerei là, ma c'è una piccola pianta regalatemi da carola che mi regalava sempre cose della natura (una conchiglia per il matrimonio, una bacca con l'allergia, sughero, una piantina).
Insomma, questo non c'entra niente, ma era per dire che forse la saluto la casa, per la pianta di carola.  E forse la sua compagnia servirà ad alleviare i nervi.




2Sono in quella che è diventata la mia poltrona della lettura (mi sembra di rievocare italo Calvino in questo momento) e sto per iniziare "l'altra verità. Diario di una diversa." Di Alda Merini.
Io non so come abbia questo libro in libreria, non l'ho mai comprato né rubato né mai restituito.
Apro la prima pagina e scoppio a piangere. 
C'è l'inizio di una poesia, "io sono folle", appunto che mi ha dedicato una persona dalla scrittura inconfondibile: Claudia.
Claudia, ora Claudi,  è una poetessa lesbica e ha 7 anni meno di me.
Ci siamo conosciute alle lezioni di Alberto Garutti. Un giorno mi chiese di accompagnarmi a casa, sembrava un figurino, emozionata. La invito a salire a casa e prendiamo una tazza di té, mangiamo qualche biscotto.
Io le piaccio, è palese. Ma lei non a me. É colpa de suo odore credo.
Non abbiamo mai chiarito questo, tranne un giorno in cui disse a una cena MI PIACEVA DA IMPAZZIRE.
Diventammo molto amiche. Molto. Dividevamo il sonno e i pasti, le strade. Il martedì, mi sembra, al cinema c'erano i biglietti a 2 euro e noi guardavamo 2,3 film, instancabili. 
Ci dicemmo molto spesso che ci amavamo e io dio solo sa quanto l'amavo, anche nelle sue cose più odiose. L'amavo di un amore tenero, dolcissimo, delicato. Non c'era ardore.
Studiava la questione transfemminista. Leggeva sempre, soprattutto in metropolitana e scriveva poesie degne di Alda Merini, con questa scrittura che riconoscerei anche fra 100 anni.
Claudia mi chiese di scegliere tra lei e Giuseppe. Sentiva la sua puzza di sperma e si disgustava, non voleva abbracciarmi. Scelsi Giuseppe. Non ricordo neanche più come si svolse il litigio, l'ho dimenticato. Ma lei non la dimentico. Non la dimenticherò mai.




2La solitudine per un malato psichiatrico è la sua cura e la sua malattia.
Oggi ho detto alle mie tutrici: voglio stare sola e una delle due mi ha risposto: non capitava da tanto. Io ho sempre voluto stare sola. 
Il malato psichiatrico è ipercontrollato, tampinato,  sorvegliato nella sua solitudine. Perché non va bene. Perchè se sei solo c'è sicuramente una regressione perché dovresti uscire, vedere le persone, mangiare, aperitivi, passeggiate, divertirsi magari no ma vedere persone.
Ora io mi immagino me al Monkey ferma a guardare le persone. Non interagisco, non dico niente, ma guardo le persone. É una follia!
Se ci fossero Giulia, Tita, chiara allora uscirei, come ho sempre fatto. Ma così? Dove vado? Con chi, sì, c'è Giorgio. Ma dove vado? A fare cosa? A guardare chi?
Io mi trovo bene a casa, coi gatti e i libri e la scrittura che sta ricominciando per fortuna.
Amo più le confidenze in questa stanza che puzza di fumo all'oretta da scolaretta che impara a vivere.
Ma questo i familiari non lo accettano perché giustamente vogliono vederti in piedi, reattiva, presente a te stessa: guarda sono dissociata tutto il giorno, mi viene difficile. 
Mi chiedo quando questa prigionia della solitudine finirà, quando smetteremo di dire questo è normale e questo no, questo è il bene e questo è il male, questo è vero e questo è falso.
Mi si stanca la vita.
Per fortuna che ho preso lo Xanax


2Ieri mamma è scesa a casa mia.
Dalle 14 alle 19.
Premetto che io stavo molto bene ieri mattina, era quasi una mattinata spensierata. 
Fatto sta che lei scende. "Posso?" " Ma sei cretina?".
Ora, io ho una TV a casa ma è sempre spenta, preferisco sentire musica. Ma mamma ci tiene la tv quindi accendiamo la tv. 
Vediamo in ordine RAI 2, con un approfondimento criminologico di tutti i fatti di cronaca più cruenti della settimana, e poi la vita in diretta, dove intervistano il figlio superstite di Occone che era senza voce e tramortito dell'accaduto.  Maledetti giornalisti.
Insomma. Io non voglio isolarmi e allora decido di guardare la TV con mamma e commentare insieme a lei le cose che vediamo. 
Ne esco tramortita.
Alle 19 avevo ansia, angoscia, panico. Per tutto il pomeriggio ho sentito Occone l'assassino, che ha avuto una psicosi e ha ammazzato tutta la sua famiglia. Ho pensato "e se succedesse anche a me? Se impazzisci e uccidessi mamma e lella? O mio padre?"
Una paura tremenda.
Sulla malattia si è innestata un pensiero intrusivo che già oggi non ho più, ma sono stata tutta la sera al potere della tv, quanto ci lasciamo coinvolgere, non plasmare, ma coinvolgere.
Non so perché sono basita. 
Lo so già che la tv è così.
So già che la società dello spettacolo distrugge il cervello.
So già il livello di influenza procura.
Noj capisco perché sono così scossa, ma sono scossa.
Torno alla mia radio.