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Ogni volta che esce qualcun a cui siamo legati muore un pezzo della nostra parte sana
26Se psichiatria è stata una esperienza da dignità lesa, la riabilitazione è ciò che di più simile ci sia al manicomio. La riabilitazione consiste nel fare 30 minuti di terapia individuale 3 volte a settimana, 1 ora di terapia di gruppo al giorno (dove tutti sono così affaccendati a dir la propria che non si ascolta mai l'altro) e mangiare agli orari stabiliti. Punto. E per punto intendo che puoi fumare fuori, puoi fumare anche dentro -di notte -, ci sono sbarre e reti metalliche alle finestre (ma le reti non nel prospetto principale), materassi scomodissimi, lenzuola bucate, cibo buono, ma devi mangiare velocemente sennò si arrabbiano. Poi il nulla. Ascoltare la musica è impossibile perché appena ti vedono con la musica devono darti a parlare, se scrivi devono darti a parlare, se leggi devono darti a parlare. Quel barlume di speranza di ripresa non c'è e se c'è è solo per la quantità spropositata di somministrazione di farmaci aggiornata giornalmente. Un prelievo a settimana, ematoma che resta. A chi crede che io oggi sia contenta di avere il reale riconoscimento di malata mentale dico che stare tutte persone estranee a non dover fare nulla è degradante, umiliante, noioso, tedioso, fastidioso. I tempi corti dei luoghi normativi sono eterni qua dentro. Sappiamo solo quando è sabato perchè fanno il giro due medici specifici a cui devi raccontare se hai avuto pensieri suicidi: "sì" "allora ti aumentiamo il Serenase", ad esempio.
Paradossalmente in psichiatria si stava meglio perché le interazioni sociali non erano necessarie mentre qua è necessario, specificato, cercato e voluto. Domani andrà via Giuseppe. Rimarremo io e Calogero e Giulia (con cui ho litigato stasera perché dice che sono esagerata a credere che gli uomini siano sistematicamente contro le donne per colpa del patriarcato. Questo ai suoi occhi è gravissimo. E non si va mai oltre il proprio naso, pensando che io parli solo per il mio passato e non per il percorso intrapreso, la militanza).
Le persone in manicomio impazzivano perché stavano come noi dove non c'è una comunità, ma gente che ruba, sparla, curtigghia, canta, parla e parla un sacco.
Sarà dura arrivare al 14 dicembre.
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Ci rendiamo perfettamente conto che tutto sia molto amplificato qua dentro. Ogni brutta risposta è una crisi di pianto, ogni pastina è un conato di vomito, ogni sigaretta è la salvezza di quei tre minuti. Qui non abbiamo niente, ci levano tutto. Tutto. Penne, collane, caricabatterie, piatti di plastica, dignità. Davanti a tutti gli specializzandi devi dire che ti hanno stuprata a 13 anni, loro prendono appunti e ti guardano con miseria e giudizio. Pregiudizio. Oggi abbiamo saputo che Giulia ed io verremo traferire, probabilmente domani, a Villa Margherita. Federica, abbandonata dal mondo, nostra sorella di lotta e compagna di stanza ha avuto una crisi di nervi abbandonica e le hanno iniettato la morfina. Ora è in botta e piange senza singhiozzi. Rosario fuma, io tremo, Giulia piange dentro. Il reparto è tornato indifferente alle nostre reazioni, le risa degli infermieri feriscono le orecchie. E mi viene da condannare i medici sempre cosí accomodanti, le persone fuori che col proprio massimo non potranno dare il massimo perchè qua, che ci viene negata una penna per paura che ammazziamo le altre persone, non c'è consolazione.
Sebbene abbiamo malattie diverse tutti qua dentro abbiamo provato ad ammazzarci e mai, mai, proverò vergogna per il rispetto che provo per ə compagni che ogni giorno provano a sorridere.
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Ciao amici.
Sono ricoverata in psichiatria per non so quanto.
Tutt tranqui perchè non mi sono mai sentita così serena e capita da altre persone come i/le pazienti. Mi sento accolta. (E questo è molto grave per i medici ovviopoi)
Se volete aiutare me e Giuseppe non passate a trovarmi, ma andate dai gatti e coccolateli. Ho il pensiero a loro.
Grazie