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Mentre leggevo “Vai pure” ho detto “Madonna che scassa minchia Carla Lonzi”. Una frase detta quasi velocemente, depensata, sputata. La mia tesi era sostenuta dal fatto che la sua pesantezza nei confronti di Consagra non aveva limiti con tutte quelle storie sull’autocoscienza, il femminismo, l’arte, assecondare l’uomo e l’artista, autodeterminarsi a costo di mandare a monte la propria relazione decennale.
Ora, io sono transfemminista e mi vergogno di quello che ho detto. Quello che ho detto distrugge anni di lotta transfemminista per la propria dignità, il proprio spazio in un sociale che ci vuole zitte.
Carla ci parla come sempre a grandi toni, determinata. È pesante? Sì. Esserle amica deve essere stato difficile? Sì. Ma nulla giustifica la frase che ho detto che denota quantomeno una certa ignoranza da parte mia.
Carla mi sta insegnando a vivere, ad ascoltare se stessi, a rapportarmi con le persone, a combattere il potere e il proprio ruolo e quindi scusa Carla per questa leggerezza, sono cretina