Katy Hessel
La storia dell’arte senza gli uomini




Copertina di La storia dell’arte senza gli uomini di Katy Hessel, Einaudi, pp. 666, 35€


Mi sono formata su Adorno, Argan. Più recentemente su Calvesi e Dorfles. Tutti manuali di storia dell’arte, sia chiaro, che servono per una panoramica generale, come promemoria di tempi e atti. Inutile dire che la storia dell’arte a noi raccontata è non solo una narrazione di gesta di uomini, ma scritta da uomini. Una donna ogni tanto. Tendenzialmente Artemisia Gentileschi. Eccezione per Berthe Morisot durante l’impressionismo.
Proprio per questa narrazione eteropatriarcale che vorrebbe le donne ancora confinate davanti ai fornelli senza talento né possibilità, consiglio vivamente il libro di Hessel. Femminista della terza ondata, parte da una domanda lecita: e le donne, in questa storia di uomini? È così che si compie quest’opera dall’importanza immensa, con l’elenco più dettagliato di artiste donne che abbia mai visto. Non soltanto la descrizione delle artiste è ben fatta, ma sono presenti le immagini di più di 300 opere, a dimostrazione del prolifico lavoro di queste artiste.
L’arco di tempo considerato dall’autrice è ampissimo: dal Rinascimento ad oggi (dove per oggi intendo gli anni ’20 del 2000). Cinque macro capitoli racchiudono l’arco temporale: 
  • PARTE PRIMA. SPIANARE LA STRADA. 1500 circa - 1900 circa
  • PARTE SECONDA. CIÒ CHE HA RESO MODERNA L’ARTE. 1870 circa - 1950 circa
  • PARTE TERZA. DONNE DEL DOPOGUERRA. 1945 circa - 1970 circa
  • PARTE QUARTA. APPROPRIAZIONE. 1970 – 2000
  • PARTE QUINTA. IN CORSO DI SCRITTURA. 2000 – oggi

Dalla ricerca finissima, quest’opera si compone di dettagli storici sulle autrici e di giudizi sulle opere personali di Hessel e – mi sia consentito dirlo – senza quella arroganza che ad esempio contraddistingue Argan, sprezzante nelle sue speculazioni opinabili. Hessel è sempre delicata, usa il “secondo me” che fa della sua opinione, appunto, un’opinione che, sebbene di riguardo, in quanto storica dell’arte, è pur sempre non la verità. E lei lo sa bene o così sembra essere da tutti quegli intervalli con le sue riflessioni che accompagnano le storie delle artiste. 
Sulle storie generali, sulla Storia con la S maiuscola, forse avrei da ridire per le brevità e il non approfondire sufficientemente certe datazioni, certe nozioni. Ho riflettuto e penso di essere arrivata alla conclusione che la sua sia assolutamente non una mancanza di argomentazione, ma una scelta (che perdura per tutto il volume) di non narrare la Storia dell’Uomo se non fin tanto che sia necessario.
L’uomo in questo libro viene narrato come colui che censura, colui che minaccia, colui che stupra, colui che mette in ombra. Colui che in un modo o nell’altro è stato e c’è stato. Tutti gli uomini sono cattivi? Certamente: sì (secondo me). Le donne ne hanno dovuto pagare il prezzo in una storia in cui delle donne si è parlato come di partorienti di forza lavoro. Una persona che deve sfornare, mi sia consentito, l’erede maschio, il numero giusto di contadini per la terra. Ruskin non credeva nell’intelligenza della donna: la sua era pura manualità per l’uomo. Per il Suo, specialmente: sia padre o marito.
Mi rendo conto di non essere nel pensiero così avanti come bell hooks che crede che il femminismo sia per tutti. Credo che l’uomo ci sia ontologicamente nemico. Nuovi incastri e nuove storie, nuove intersezioni sono possibili e saranno possibili solo nel momento in cui si narrerà la nuova storia: una storia narrata per la prima volta da Hessel, con un manuale di fondamentale importanza per tutte le femministe, le donne, le artiste, le persone che possono valutare come d’ingegno, passione, intelligenza, professionalità siamo sempre state capaci. A dispetto degli uomini.

Pubblicato a maggio 2023