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Gennaio 2026



28Una cosa a cui ti abitui subito è l’odore dell’altro, quando sei ricoverato. Gli odori in generale diventano componente primaria del tuo soggiorno. Quello delle persone ti entra addosso: quello della dentiera di M., quello di fragola di G, quello della pelle di T, soprattutto, come un odore conosciuto da sempre, l’alito di prima mattina di F. 
In questi giorni sto pensando molto ai ricoveri, confondendoli tra di loro e la componente che li accomuna tutti sono gli odori. 
Che odore ho io? Cosa è rimasto del mio odore agli altri e alle altre?


25Tutti hanno deciso di lasciare il posto ad Adelino per consolarmi. Persino Culo ha preso questa decisione e ne sono colpita. Adelino non mi lascia un secondo. Ogni volta che si gratta mi sembra abbia le pulci così entro in un vortice di paranoia. Lei non lecca. Ha sempre il moccio al naso quindi non le tocco il naso e sto distante quando starnutisce. In questo momento di confusione anche i gatti fanno la loro, non mi lasciano sola e sembrano un prolungamento di mamma e zia. Che fare? Si chiedevano Lenin e Merz. E io questo non lo so di certo, ma so dove sono.




23Leggere "Il reduce" mi fa tornare ai giorni del mio primo Spdc e al ricovero in clinica. 
In un momento dove forse vorrei essere ricoverata per riposarmi da tutto, “Il reduce” mi spalanca odori lontani, muri scrostati, una tv che manca, il pasto sempre fatto a letto e non in sala mensa. La malattia mentale ti dà questo, ed è strano: voler stare fuori al voler essere ricoverato a ogni peggioramento. Sai che è una merda, ma vuoi andarci comunque in ospedale. Sempre. 
Lo schifo di mangiare con sconosciuti, le urla, le stringhe. Perché voglio tornare in un posto così?




21Adelino sta cambiando carattere. È meno espansiva, più sulle sue, non vuole essere presa in braccio. Sta crescendo e io rimango basita come ad ogni cambiamento. Sento che sta per arrivare il calore per come alza la coda. Forse non è un caso che Matilde se ne sia andata mentre Adelino sta crescendo. Mi sembra che le cose siano collegate. Adelino è stata la mia salvezza quest'estate. Ora è il ricordo della salvezza. C'è chi cresce e chi sparisce. E certamente una considerazione su una bambina psicotica dentro me e una gatta fuori di me è un po' pazzoide, ma ce ne faremo una ragione.


19Matilde è scomparsa. Da mercoledì. Niente. Nessuno. Tutto tace e tutti zitti. 
Io e Matilde stiamo insieme da 33 anni e un mondo senza lei non posso immaginarlo. Non voglio immaginarlo. Lei è bellissima, sempre imbronciata e arrabbiata, i capelli a caschetto, gli occhi nocciola. Quando era un'ombra era lo stesso che dentro di me, me lo ricordo perfettamente.


18Maledetta me che per un bacio ho regalato un libro di Zownir introvabile.


9Lettiere 
Piatti
Libri
Immondizia
Acqua e croccantini
Depressione




8Il letto di mia madre è un posto sicuro che non vorrei fosse un posto sicuro. Vorrei avere l'indipendenza di scegliere il mio, di letto, come posto sicuro. Invece mi rifugio come una neonata nel Grembo Materno ricamato da mia nonna di celeste.




7Ci sarà stato un tempo in cui sei stata felice? 
Mentre suoni il piano sei quantomeno serena, sorridente. 
Siamo state tutta la vita accomunate dalla depressione. A 85 anni, quasi in punto di morte, mi hai lasciato il tuo testamento: "Marta, la vita è fuori. Io sono stata 85 anni chiusa a casa. Se potessi tornare indietro". Invece di seguirti sono stata rinchiusa in istituti e cliniche una due tre quattro volte. Sono stata a letto anni. Ho guardato soffitti e muri proprio come facevi tu. Almeno tu cucinavi. 
Ho imparato ad amarti quando ho visto che piangevi senza lacrime, trattenendo tutti, durante le nostre domeniche. 
Poi ti ho amata sempre. 
Io ho avuto un giorno felice. E tu? Forse il tuo matrimonio, come per me il mio. 
Sei sul mio comodino. Non ti guardo sempre. È una foto bellissima. Chissà chi te l'ha fatta, quanti anni avevi. 
Ancora non ti era morto il bimbo. Chissà se perdere un figlio è come l'impossibilità di non poterne avere. 
Mi annoio a letto, ho sonno. Non prendo sonno. Mi prendo il Nozinan e ciao.




6I rumori di questa parte di casa sono dei gatti e della pompa di calore che è quella che poi riempie le orecchie. I gatti fanno miao, smorfie, non sono un rumore bianco. 
Casa mia è silenziosa come dovrebbe essere la morte e questa cosa da un lato mi insospettisce dall'altro mi rincuora. 
Sono gli oggetti che fanno rumore, anche. C'è questa tazzina, la tazzina "Giuseppe", che fa un rumore assordante di cose passate, anni finiti, porte chiuse. La tazzina Giuseppe sa di porta sbattuta, anche se l'ho sbattuta io. 
Mi inganno a tenere ancora una lettera d'amore di Giuseppe sopra il frigo. La trovai una mattina con sopra questa tazzina. Il foglio si sta sbiadendo. Lo guardo ogni giorno dicendomi di conservarlo, ma dove? È da quando sono piccola che faccio scatole: di amicizia, di amori finiti, di ricordi. Giuseppe non ci entra in una scatola e non posso fare a meno di lasciarlo librare per casa, silenzioso anche lui, nonostante la tazzina che borbotta e urla. 
Questo scandaloso silenzio.




1Più che buoni propositi, consapevolezze: 
Adesso so che non voglio una persona accanto per stare bene quando tanto si sta male comunque; so che amo i miei gatti; che mamma e Lella sono le migliori caregiver che potessi desiderare; che mi piace svegliarmi all'alba e fumare 5 sigarette e prendere 2 caffè; che mi piace fare colazione in piedi; che mi piacerebbe conoscere una persona a cui piacciono le cose che scrivo; che ho conosciuto Fabio e mi ha cambiato i giorni: che siamo gravidi di due libri; che ce la faccio a portare a compimento un progetto. Che non mi voglio bene, ma forse posso imparare e che Pavese è forse il mio autore italiano preferito. 
Ieri sera, da bravi eremiti quali siamo, alle 8 eravamo a letto e sono contenta così.