Charles Bukowski
Donne
Copertina di Donne di Charles Bukowski
Come iniziare
questa recensione senza essere banale? Concedendomi (tu, lettore) una banalità:
“Henry "Hank" Chinaski è un personaggio di fantasia presente
nella maggior parte dei romanzi, racconti e poemi dello
scrittore Charles Bukowski. Misantropo,
alcolizzato, nelle sue storie si trova quasi sempre in condizioni di
instabilità; viaggia attraverso l'America passando
da un lavoro a un altro e da una donna all'altra. Visto lo stile di vita
anticonvenzionale e dissoluto di Bukowski (e una certa somiglianza nei
cognomi), Chinaski è spesso considerato il suo alter ego”
(https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Chinaski). Potrebbe bastare questo per scrivere
una recensione cumulativa degli scritti di Bukowski? Sì. Probabilmente.
Quando ero adolescente
ho letto, uno dopo l’altro, senza stancarmene mai, ogni libro, romanzo, storia,
racconto di questo scrittore strano, divertente, bruttissimo, butterato.
Leggevo e mi appassionavo a quel linguaggio volgare quasi come se la
miserabilità e la trascuratezza fosse un traguardo da raggiungere per vivere
una vita vera. Ed inoltre, anche un altro aspetto, proprio come accade oggi con
Instagram: la vita, quella vera – appunto - è sempre quella degli altri, mai la
propria. E quindi si scorre una foto dopo l’altra, una pagina di Bukowski dopo
l’altra, inebriandosi di questa facilità di rapporti, incontri, feste, tutte
così “vere” e lontane dai propri rapporti, incontri, feste, inspiegabilmente
inferiori nella propria – a quanto pare - finzione. Quando si è adolescenti
questo concetto è ridondante in ogni minuto di veglia, nella continua
insufficienza d’espressione e di esperienza e sarebbe troppo semplice affermare
che una volta adulti e maturi la questione si tramuti in pensieri profondi e
lontani da questa visione superficiale dell’esistenza, della quotidianità.
Quello che capita più spesso, invece, è la paura di questo fantomatico
quotidiano, rinnegandosi la serenità, inseguendo la sciatteria linguistica,
l’intercambiabilità di attimi e persone, tutto per profumare di afrodisiaca
“vitalità vera” questa simulazione di realtà.
Che noia. Perché
tutti noi, non so quanto inconsapevolmente, siamo schiavi di questo meccanismo
annichilente e avvilente. Che noia, dunque. Una noia che è un prurito da
pellaccia sporca come quella di Chinaski, sudaticcio e gonfio, con la pelle
scabbiosa che cade a pezzi dal tanto bere, una sabbia finissima che cosparge e
benedice ogni angolo della casa, che si appiccica sul letto, sulla moquette,
sui divani di pelle, quando ce li hai. Una noia, la sua, presa, esaminata ed
esaltata all’inverosimile (del tutto vero). Una noia che non ci sembra noia, ma
che altro non è se non noia nella sua forma più pura. La bravura di Bukowski,
veramente poco opinabile, per quanto non necessariamente apprezzabile,
soprattutto nel mio modo entusiastico, credo consista nell’aver reso
assolutamente normale il grottesco della quotidianità noiosa, stronza e
soffocante, rendendolo quasi attraente, sognabile, seppur nella sua
insignificanza di sostanza e di cui lui è sì tanto consapevole da ubriacarsi di
continuo.
“Donne” è il miglior romanzo di Bukowski, in cui si massifica ed
enfatizza non solo uno stile di vita, non solo una visione d’esistenza, ma in
cui sono descritti con una precisione pignola, pedante e maniacale tutti gli
aspetti caratteristici della sua scrittura e delle sue storie: l’alcol e la sua
assunzione costante per far accadere qualcosa o distrarsi dal fatto che non
accade nulla; le conversazioni dirette e senza filtri di morale; l’essere in un
luogo senza neanche saperne il perché; le donne continuamente cambiate come
mutande sporche; il sesso meccanico e spassionato, popolarmente lurido e
pornografico nelle inquadrature incessanti e particolareggiate nella loro
essere semplicemente così. Leggere Bukowski è come guardare un film
pornografico anni ’80, con un filtro dai toni caldi e sfocati, con una trama
intrigante, ma inconsistente, ed un fluire di “cose messe lì” ed esaltate al
solo scopo di produrre una sensazione di eccitante trasgressione totalmente
fine a se stessa. Mai come in Bukowski il senso del “qui ed ora” prende corpo e
assume una forma concretissima nel suo affaccendarsi nelle strade assolate
percorse da sandali slabbrati e talloni ruvidi di certe donne. Tra tutte, però,
Laura. Solo lei. E l’amore. E come tutto, d’improvviso, possa mutare.