Charlotte Brontë
Jane Eyre
Copertina di Jane Eyre di Charlotte Brontë
Il 23 Febbraio -
alle 9:01 am - Libreriamo pubblica un post chiedendo ai lettori quali siano le
proprie #LettureIndimenticabili. Alle 9:41 am dello stesso giorno
commento:
Letture
Indimenticabili? Jane Eyre (8 anni); Il Conte di Montecristo (18 anni); La
Genealogia della morale (25 anni); Infinite Jest (28 anni).
Il commento si
aggiudica qualche like. Libreriamo torna ai suoi post da pubblicare. Io ritorno
alle mie cose. Eppure, tornando alle mie cose, ripensai - quel giorno e durante
i successivi - all'intelligenza della domanda di quel post. Da bambina, Mari e
Lella leggevano alle mie orecchie i topolini e i libri di favole che ora
riposano sotto il mio letto. Quando iniziai a leggere da sola - a 6 anni -
divorai i libri per ragazzi e la bibliografia di Roald Dahl. E per quanto siano
importanti tutti i libri menzionati nel mio commento, in quanto modificarono
radicalmente la mia visione di me all'interno della mia realtà quotidiana e il
modo di pormi ad essa, mi resi conto per la prima volta, grazie a quel post,
che solo ed esclusivamente Jane Eyre fu/è/sarà la mia lettura indimenticabile.
Jane. Jane: ché quando penso a lei mi risuonano le parole del Signor Rochester:
"Voi...voi, piccolo essere strano e quasi non terreno! è voi che amo come
la mia stessa carne [...] povera e oscura, piccola e semplice come siete".
Jane è il libro che più amo. Il libro sempre sul comodino. Il libro dei viaggi.
Il libro che entrava insieme a me in ogni casa nuova che ho abitato. Il libro
da leggere quando non ci si ricorda più chi si è, quando ci si vuole
ricominciare a ricordare.
Tempo fa ebbi una
discussione con una persona a me cara che inveiva su questo libro, definendolo
noioso e inutile. Me la presi quasi fosse un'offesa alla mia persona. Litigammo.
E come lui, moltissimi credono che Charlotte Bronte, come la Austen - ad
esempio - siano in definitiva letture minori, da femminucce a cui piace sognare
l'amore vero, il riscatto sociale e tutto quello che la Disney prova a
propinare a noi ragazze dalla più tenera età. "Si, ma hai mai riletto Jane
Eyre da adulto? Hai mai capito quanto fosse importante?" - chiedevo
all'amico - "Ovvio che no, mi è bastato quella volta e mi sono già
annoiato abbastanza" - mi rispose. All'amico si perdona tutto, anche un cattivo
giudizio forse espresso troppo velocemente e superficialmente. Perché, certo, a
tutta prima Charlotte Bronte (il cui cognome è a tutti gli effetti riferito a
Bronte, la cittadina siciliana - cito:"Dopo che Nelson [...] era stato
fatto da Ferdinando di Borbone duca di Bronte, località della Sicilia, Patrick
Brunty [il padre di Charlotte] aveva cominciato a firmarsi Bronte" [pag.
VII Ed. Garzanti], tenendo a specificare il suddetto fatto in quanto lessi in
svariate recensioni che il nome non fosse assolutamente riferito ad esso), a
tutta prima - dicevo - Charlotte sembra aver effettivamente scritto un libro
per ragazzine. Difatti lo lesse la Marta ragazzina durante un'estate fresca,
immersa nel bosco di Gibilmanna, per ogni ogni tramonto per quasi un mese, sul
dondolo rumoroso dello spiazzo davanti casa. La ragazzina Marta se ne innamorò
per i motivi sopra citati e contestati dai più: l'amore vero, il riscatto
sociale da bambina emarginata a sognata bambina popolare con una grandissima
cerchia di amichetti. Quell'estate segnò il passaggio dalle letture per ragazzi
ai romanzi per adulti. Iniziai a leggere - prematuramente - libri non adatti
alla mia età: saggistica, filosofia. Imparai a creare collegamenti tra di loro
e collegamenti tra loro e il resto delle cose (pratica che alleno tuttora).
Sfogo l'intelligenza arzigogolando i miei occhi su letture sempre nuove,
capricciose, complesse. Ma è da Jane che si torna - che torno - in ogni momento
di difficoltà e di gioia, come ad un qualcuno con cui condividere tutto. E non
tanto perché si è rimasti gli emarginati di un tempo, per cui ci si aggrappa ad
un libro per sentirsi meno soli. Piuttosto perché è sempre stato palese -
seppur in modo inconscio e conscio solo adesso - quanto questo libro si
adattasse ai mutamenti che per natura siamo costretti ad affrontare:
cambiamenti di vita, nella vita, cambiamenti della nostra persona, se davvero
si volesse farne una differenza. Ciò che è realmente importante, oltre che
interessante di questo libro, non è tanto la storia (una bambina orfana e
disgraziata che diviene istitutrice presso la casa di un uomo benestante - dopo
aver passato l'infanzia rinchiusa in un collegio odiosamente cattolico - di cui
si innamora e con cui si sposa - dopo svariate peripezie), né la bellezza delle
minuziose descrizioni del paesaggio inglese. Non è neanche per la particolare
cura che Charlotte ha nel caratterizzare i personaggi, rendendoli tanto
familiari da tramutarli visibili ai nostri occhi (e che Zeffirelli ha
magistralmente saputo riproporre sullo schermo, senza sbagliare neanche un
accenno di alcunché: https://www.youtube.com/watch?v=n27CaEvUKlc). In definitiva, non è neanche per la
storia d'amore in sé, bella e travagliata, dell'istitutrice e del suo datore di
lavoro: modernissima idea. E’ proprio per Jane che vale la pena di leggere Jane
che, all'interno del racconto, cresce. La troviamo bambina nelle prime pagine,
la scopriamo donna adulta e coniugata nelle ultime. 533 pagine di maturazione
emotiva ed intellettuale di questa donna così problematica nell’infanzia, così
dignitosa nell'adolescenza, così ferma nell'età adulta, Ho letto questo libro
una volta l'anno per vent'anni. Siamo cresciute insieme, io e Jane. Le sue
problematiche, spesso, erano anche le mie. Sono quelle di tutti. Scontrarmici e
rendermene conto ha aiutato il mio spiazzamento nel sentirsi confortato
all'idea che "in fondo - tutti - abbiamo vissuto - tutto - in modo
quasi uguale". Rileggere queste pagine, anno dopo anno, è stato come
chiedere consiglio all’amico amico che rispondeva - e risponde sempre -
insegnandoti che la dignità verso se stessi è ciò che di più importante esista.
Se mi lamentavo troppo - ad esempio - della mia situazione in cui vivevo in quel
dato momento, aprivo una certa pagina e mi dicevo "Jane ha sopportato le
peggiori angherie ed è andata avanti, puoi farcela anche tu", "Jane
non è morta d'amore, non ne morirai neanche tu", "Jane ha mangiato da
schifo per otto anni in quel collegio ed è cresciuta sana e forte, impara ad
essere meno capricciosa".
"Jane non ha
dimenticato chi amava, non dimenticare neanche tu".
Sfogliando le
pagine (che mi ostino a ricucire e incollare annualmente), rivedo le
sottolineature in colori diversi - corrispondenti ad ogni mia età crescente - e
si affaccia, oltre alla sua - di Jane - crescita intellettuale ed emotiva,
anche la mia e certe frasi che nel 2003 non avevo neanche considerato, ecco che
nel 2015 diventano fondamentali per le mie esperienze di donna che si affaccia
all'età adulta. Ed ogni volta così, ogni anno così. Leggere Jane Eyre insegna a
tenere duro, a stringere i denti, a lamentarsi meno, a camminare con il mento
dritto. Insegna la dignità del vestirsi in modo adeguato in ogni circostanza.
Mi ha insegnato l’idea del semplice, senza avere più bisogno, man mano che
crescevo, di piercing, tatuaggi, capelli colorati per affermare la mia
personalità burrascosa. Insegna a non strafare.
Se non avete avuto
la stessa fortuna che ho avuto io di crescere insieme a Jane, potete iniziare
anche ora. Andate immediatamente in libreria e comprare Jane Eyre e leggetelo
ogni anno finché non vi sentirete abbastanza forti da apprendere il suo più
grande insegnamento: avere il coraggio di amare un uomo che sia uno, senza l'eterna
domanda "e se ci fosse qualcosa di meglio per me?", perché sei tu il
meglio per te e tutto il resto è condivisione: è ridere insieme delle
stesse cose, è non esser presa in giro per aver letto questo fantastico
non-libro da femminucce ogni anno. Jane ci insegna a stare bene con se stessi e
con l'altro e "non conoscere stanchezza nella consuetudine di vita [
perché ] essere insieme significa per noi sentirsi a un tempo liberi come in
solitudine e gai come in compagnia". E questo, forse, è l'augurio più
grande che ogni scrittore di romanzi dovrebbe proporre ai suoi lettori e che
ognuno dovrebbe augurarsi per se stesso.