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Adelino è nata debole. Tutti i suoi fratelli e le sue sorelle sono così: senza occhi, ciechi, problemi urinari. Adelino è cieca e in un mese e mezzo si è ammalata tre volte tra pleurite e infezione virale. Capita dunque che io le stia accanto tutto il giorno a monitorare quanto beve, se mangia, se fa cacca e pipì. È un compito che mi viene naturale fare. La pulisco ogni giorno con la salvietta, se beve poco le sparo l'acqua con la siringa in bocca. Dormiamo abbracciate. È uno strazio. Non so se questa volta ce la farà o è giunto il momento. Dobbiamo aspettare 10 giorni. Penso alla maternità. Una maternità che io non voglio, ma che con i miei gatti esiste. Una volta ho litigato con una mia amica perché lei sosteneva che il suo cane era come fosse suo figlio. Ai tempi avevo Pisi e non ho mai pensato fosse mia figlia, anche quando la curavo intensamente. Con Adelino è diverso. Mi sento materna, piena di attenzioni, giudiziosa all'inverosimile. Mi sento mamma per come i miei gatti mi cercano, per come festeggiano il mio arrivo, come accusano il mio andarmene. Con un bambino o una bambina non avrei questo coraggio, beato chi ce la fa. Qua invece stiamo lottando tra la vita e la morte, con parti del corpo rasate, liquido tirato dai polmoni, flebo, ematomi. Amo
19Ho passato una vita a letto. Il letto credo sia il mio ambiente naturale. Posso leggere. Posso dormire. Posso ascoltare musica. Ora, è capitato che Adelino per la quarta volta in un mese si sia ammalata e sono costretta a letto insieme a lei. Conto se mangia, quante pipí fa, se beve. E stiamo distese a letto, accanto. Ascoltiamo Beethoven e leggiamo Marai. Capita che le legga dei passi particolarmente belli o se suona una parte leggendaria le dico ASCOLTA ASCOLTA! Insomma, quello che dovrei fare col mio ragazzo lo faccio col gatto. Il punto è che a letto io ci sto bene. Non c'è un posto al mondo dove io sia stata meglio (fede) e il pericolo è sempre in agguato, le ricadute, i terrori, l'assecondamentamento. Adelino dorme. Dormo anche io.
18Questo disco me l'ha fatto conoscere Giuseppe quando io avevo 22 anni. Il prog non sapevo cosa fosse, mi sembrava una roba anni ’90. Sono rimasta scioccata quando ne ho scoperto la storia. Oggi Alan Sorrenti è uno dei miei cantautori preferiti, soprattutto per aver scritto “la mia mente”, brano che mi ha sempre riacchiappato.
La mia mente
La mia mente è piena
È piena di cose
Piena di viti, cacciaviti e
Piena di chiodi
Piena di cose arrugginite e sacre
E questo treno le muove
E le scatena
Ed io lotto
Ed io le incateno
Ed io le ammucchio
Ed io le creo, sì, io le creo
E questo treno le muove
E le scatena
La mia
La mia mente
La mia mente è un pallone
Che vaga in un soffice sogno
E non ritorna più sulla terra
E la mia gente, la mia gente lo indica
E la mia gente, la mia gente lo lincia
Sì lo lincia
Il primo colpo lo smuove
E il secondo lo abbatte
E questa, e questa cassaforte
Di vecchie e antiche corazze
Questa mente malata
Precipita in una violenta cascata
17Oggi sono felice.
Anche se Adelino è diventata cieca del tutto sono felice.
Ho dormito, ho messo il giradischi a letto che suona canti gregoriani e Beethoven. Leggo pavese.
Oggi sono grata al mondo di esistere e non penso ad ammazzarmi.
Oggi sono grata a Fede, mamma, Lella, Giorgio. Anche a mio padre.
Non levatemi il mio disordine.
Non levatemi i gatti, neanche il loro vomito per terra, neanche la cacca.